Anatomia di una colpa inascoltata

giovedì 10 settembre 2026

Anatomia di una colpa inascoltata

"Serpenti" è la sfida d'autore di questa stagione... Uscito proprio oggi nelle sale dopo aver diviso e affascinato il pubblico all'83ª Mostra del Cinema di Venezia, Serpenti di Roberto De Paolis non è un film per spettatori passivi...

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giovedì 10 settembre 2026


Uscito proprio oggi nelle sale dopo aver diviso e affascinato il pubblico all'83ª Mostra del Cinema di Venezia, Serpenti di Roberto De Paolis non è un film per spettatori passivi. Chi cerca il conforto delle strutture narrative classiche o la risoluzione catartica di un giallo rimarrà spiazzato. Per il pubblico abituato al cinema d'autore e d'impegno, invece, l'opera si rivela come uno degli esperimenti più coraggiosi, lucidi e grotteschi del cinema italiano contemporaneo. 

Ecco gli elementi chiave su cui focalizzare l'attenzione durante la visione.

1. La decostruzione del thriller: il "Whodunnit" negato

De Paolis ribalta le aspettative di genere fin dalla prima sequenza. Sappiamo subito chi è l'assassino: Paolo Marra ha ucciso sua moglie, senza un reale movente. Il film azzera del tutto l'indagine poliziesca per concentrarsi su un'indagine morale. Eliminando l'enigma del "chi è stato", il regista costringe lo spettatore impegnato a interrogarsi sul "cosa succede dopo" nella psiche umana e, soprattutto, nella società. 

2. Un paradosso kafkiano e sociale

Il nucleo narrativo di Serpenti ruota attorno a un paradosso atroce e brillante: Paolo, divorato dal senso di colpa, si autodenuncia per espiare la propria colpa, ma non riesce in alcun modo a farsi arrestare.

Questa impossibilità di essere puniti diventa una lente d'ingrandimento per criticare un sistema burocratico, giudiziario e umano profondamente disfunzionale. L'incapacità della società di recepire e processare il male – perfino quando le viene consegnato su un piatto d'argento – è la vera, grande tragedia al centro della pellicola. 

3. L'uso politico del registro grottesco

Affrontare un tema drammaticamente attuale come l'uxoricidio scegliendo il registro del grottesco è una scommessa autoriale rischiosissima. Il film evita la cronaca nera, il pietismo o la retorica da salotto, utilizzando invece l'assurdo per generare un disturbo profondo in chi guarda. Il sorriso che a tratti può affiorare di fronte alle situazioni surreali in cui incappa il protagonista si congela immediatamente, trasformandosi in una riflessione amara sull'indifferenza collettiva.

4. Il lavoro sugli attori e le dinamiche di potere

Un testo così in bilico tra tragedia e satira nera richiede interpreti capaci di lavorare per sottrazione o di abitare la follia con assoluta naturalezza. Il quartetto formato da Alessandro Borghi, Pietro Castellitto, Valeria Golino e Leonardo Lidi offre un campionario di umanità sfaccettata, dove le relazioni tra i personaggi diventano micro-teatri di incomunicabilità. È fondamentale osservare come gli attori non cerchino mai la simpatia del pubblico, ma lavorino sulle zone d'ombra, sull'ambiguità e sull'alienazione.

5. La coerenza poetica di De Paolis

Già con opere precedenti (come Cuori puri e Princess), Roberto De Paolis aveva dimostrato un interesse viscerale per i margini e per le collisioni tra mondi opposti. Con Serpenti, alza il tiro e si sposta dalla periferia urbana a una periferia esistenziale e morale. La regia accompagna questo smarrimento prediligendo inquadrature che isolano i personaggi nei loro contesti, restituendo visivamente quel senso di vuoto pneumatico che circonda l'assassino in cerca di redenzione.

In sintesi: Serpenti chiede al pubblico di abbandonare le coordinate rassicuranti della morale binaria (buoni contro cattivi, giustizia contro crimine) per immergersi in una zona grigia in cui la vera condanna non è il carcere, ma un mondo diventato sordo persino al riconoscimento del Male.


 

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