
sabato 5 settembre 2026
Coyote vs. Acme ci dice soprattutto che Finardi aveva ragione
Willy è, prima di ogni altra cosa, uno che non si arrende. E alla fine, vada come vada, almeno non potrà rimproverarsi di non averle tentate tutte. Di non averci provato...
Al cinema
sabato 5 settembre 2026
Dalla newsletter di screenWEEK
Bentrovati.
Io sono Alessandro Apreda e questo è il nostro appuntamento settimanale con il meglio su cinema e TV dalle pagine di Screenweek.
Un paio di sere fa sono andato a vedere al cinema Coyote vs. Acme, il famoso film che Warner aveva accantonato per ottenere un rimborso fiscale, e di cui poi ha venduto i diritti a un’altra società. Non è un film eccezionale e no, non è (ovviamente) il nuovo Chi ha incastrato Roger Rabbit, però è divertente, e ti fa anche pensare.
Come ne ho scritto a caldo sui social, si cita in continuazione il supplizio di Sisifo, in Coyote vs. Acme, perché per una vita intera Willy non ha fatto altro che provare e fallire. Provare e fallire. Provare e fallire ancora.
E la sfida lanciata da Willy alla potentissima Acme è il conflitto quotidiano che viviamo, a volte senza neanche accorgercene, con le Acme del nostro mondo, per le quali siamo tutti dei Sisifo. Esseri consumanti prima che pensanti, da incastrare in una routine che continui a far crescere le vendite. Instillando un falso senso di bisogno, cavalcando la fomo (Fear Of Missing Out, la "paura di essere tagliati fuori" o di perdersi un'opportunità), spremendo e poi spremendo ancora.
E questi gran cavoli se quello che dobbiamo usare/consumare non funziona, o non funziona come potrebbe. O se parte di quei soldi serve a stringere mani sporchissime, a finanziare ingranaggi bellici, a rendere ogni giorno di più questo pianeta una distopia insanabile. Spingi quel masso su per la collina, coraggio. E domani ricomincia daccapo.
E allora fa niente se Coyote vs. Acme non sfrutta a volte fino in fondo la follia slapstick del suo mondo di cartoni (in un paio di cose mi è sembrato più senza freni, anni fa, il sottovalutatissimo Cip e Ciop agenti speciali. Se non lo avete visto, recuperatelo: è su Disney+).
È un film che rispetta le famose regole di Chuck Jones per qualsiasi storia con Willy il Coyote e Beep Beep. Tranne la sesta, perché la storia non si svolge tutta nel deserto, e la terza, perché Willy non è solo un ossessionato che non riesce a fermarsi e ha perso di vista il motivo per cui lo fa.
Perché il punto a cui arrivi tu, spettatore, dopo un’ora e quaranta di gag, è che questo coyote che da 77 anni vediamo esplodere, ridursi a fisarmonica, precipitare e precipitare e precipitare in quel dannato canyon, non è il simbolo di un fallimento perpetuo, qualcuno che come Sisifo non otterrà mai ciò che vuole.
È, prima di ogni altra cosa, uno che non si arrende. E alla fine, vada come vada, almeno non potrà rimproverarsi di non averle tentate tutte. Di non averci provato.
Il che è esattamente quello che cantava Finardi nell’89 in Vil Coyote:
Bentrovati.
Io sono Alessandro Apreda e questo è il nostro appuntamento settimanale con il meglio su cinema e TV dalle pagine di Screenweek.
Un paio di sere fa sono andato a vedere al cinema Coyote vs. Acme, il famoso film che Warner aveva accantonato per ottenere un rimborso fiscale, e di cui poi ha venduto i diritti a un’altra società. Non è un film eccezionale e no, non è (ovviamente) il nuovo Chi ha incastrato Roger Rabbit, però è divertente, e ti fa anche pensare.
Come ne ho scritto a caldo sui social, si cita in continuazione il supplizio di Sisifo, in Coyote vs. Acme, perché per una vita intera Willy non ha fatto altro che provare e fallire. Provare e fallire. Provare e fallire ancora.
E la sfida lanciata da Willy alla potentissima Acme è il conflitto quotidiano che viviamo, a volte senza neanche accorgercene, con le Acme del nostro mondo, per le quali siamo tutti dei Sisifo. Esseri consumanti prima che pensanti, da incastrare in una routine che continui a far crescere le vendite. Instillando un falso senso di bisogno, cavalcando la fomo (Fear Of Missing Out, la "paura di essere tagliati fuori" o di perdersi un'opportunità), spremendo e poi spremendo ancora.
E questi gran cavoli se quello che dobbiamo usare/consumare non funziona, o non funziona come potrebbe. O se parte di quei soldi serve a stringere mani sporchissime, a finanziare ingranaggi bellici, a rendere ogni giorno di più questo pianeta una distopia insanabile. Spingi quel masso su per la collina, coraggio. E domani ricomincia daccapo.
E allora fa niente se Coyote vs. Acme non sfrutta a volte fino in fondo la follia slapstick del suo mondo di cartoni (in un paio di cose mi è sembrato più senza freni, anni fa, il sottovalutatissimo Cip e Ciop agenti speciali. Se non lo avete visto, recuperatelo: è su Disney+).
È un film che rispetta le famose regole di Chuck Jones per qualsiasi storia con Willy il Coyote e Beep Beep. Tranne la sesta, perché la storia non si svolge tutta nel deserto, e la terza, perché Willy non è solo un ossessionato che non riesce a fermarsi e ha perso di vista il motivo per cui lo fa.
Perché il punto a cui arrivi tu, spettatore, dopo un’ora e quaranta di gag, è che questo coyote che da 77 anni vediamo esplodere, ridursi a fisarmonica, precipitare e precipitare e precipitare in quel dannato canyon, non è il simbolo di un fallimento perpetuo, qualcuno che come Sisifo non otterrà mai ciò che vuole.
È, prima di ogni altra cosa, uno che non si arrende. E alla fine, vada come vada, almeno non potrà rimproverarsi di non averle tentate tutte. Di non averci provato.
Il che è esattamente quello che cantava Finardi nell’89 in Vil Coyote:
Ma io mi sento come Vil Coyote
Che cade ma non molla mai
Che fa progetti strampalati e troppo complicati
E quel Beep Beep lui non lo prenderà mai
Ma siamo tutti come Vil Coyote
Che ci ficchiamo sempre nei guai
Ci può cadere il mondo addosso, finire sotto un masso
Ma noi non ci arrenderemo mai.
“Beep beep!”
(C’è il rischio che Coyote vs. Acme vi faccia provare un po’ di tenerezza ascoltando quel maledetto pennuto corridore che ripete sempre e solo il suo beep beep. Vi ho avvisato)
A sabato prossimo, cari i miei coyote-che-non-mollano. Always believe!
A sabato prossimo, cari i miei coyote-che-non-mollano. Always believe!
Al cinema

