lunedì 29 dicembre 2025
Proponiamo la bellissima e ricca riflessione di don Riccardo Michielan che ci aiuta a comprendere come l'armonia famigliare debba costantemente nutrirsi di ascolto, di pazienza, di gratitudine, di scelte concrete compiute nel silenzio e nella fedeltà.
La Redazione
OMELIA di Domenica 28 Dicembre 2025, FESTA DELLA SACRA FAMIGLIA
Quella di oggi dovrebbe essere la festa delle nostre famiglie, però guardando al quadro della famiglia di Nazaret ci riesce molto difficile pensare di uscire dalla spontanea ammirazione per passare all’imitazione. Sarebbe però far torto alla S. Famiglia il pensarla senza problemi e difficoltà.
Le letture proposteci dalla liturgia ci danno i parametri su cui leggere con realismo la famiglia di Nazaret e il cammino della sua imitazione.
Il Vangelo ci presenta un momento molto drammatico. Erode insidia la vita del bambino che teme come concorrente (si sussurra che sarebbe diventato il re d’Israele) e la nuova famiglia già provata dall’emarginazione e dal rifiuto (è dovuto nascere in una mangiatoia d’emergenza perché nel viaggio per il censimento non hanno trovato posto da nessuna parte) ora deve sperimentare la fuga, la persecuzione e l’emigrazione: profughi in Egitto.
Con tutti i problemi che questo comporta. Essere buoni quando le cose vanno bene forse risulta facile a tutti, essere buoni e continuare ad avere fiducia in Dio nonostante la croce, questa è la vera fede, la vera bontà.
Ciò che costruisce l’unità e la serenità famigliare non è la mancanza di problemi, ma la buona volontà sei superarli insieme, la capacità di cedere.
La seconda lettura ci espone il contenuto di questa buona volontà: ecco le componenti:
MISERICORDIA: guardare il bisogno del cuore, guardare negli occhi Dio e dirgli: Signore, lo faccio per te. Non si sta assieme perchè siamo senza difetti ma perchè siamo capaci di perdonarci come il Signore ci ha insegnato.
“Quante volte devo perdonare?” Ha chiesto Pietro sperando che Gesù mettesse un limite. Ma il Signore ha tolto ogni limite: 70 volte 7 perché nella baruffa vince non chi ha ragione, ma il prepotente, il più forte.
UMILTA’: non pretendere che gli altri facciano sempre e solo quello che pare giusto a noi. Dio li ha creati a SUA immagine e somiglianza.
PAZIENZA: è la prova dell’amore. Si è pazienti solo se si ama. Si ama solo se si sa essere pazienti cioè disposti a patire qualcosa per il bene degli altri. Togliere all’amore la pazienza…. Cosa resta? La pazienza è la prova dell’amore che ci hanno dato fin da piccoli i nostri genitori.
E… siate riconoscenti: come fanno bene i grazie e i complimenti, ma come siamo avari. La felicità è un volto carico di riconoscenza e gratitudine.
Chi guarda alle cose negative, si lamenta e recrimina è sempre scontento. Guardare quello che manca senza accorgersi di quello che c’è è una grande deformazione.
Ammaestratevi e ammonitevi: quant’è difficile in famiglia l’ammaestramento e l’ammonizione! Non siamo più capaci di farlo ma soprattutto non siamo più capaci di accettarlo.
E se lo facciamo lo facciamo da arrabbiati, non per il bene dell’altro ma per l’irritazione che ci suscita. Così ogni correzione diventa un insulto e viene presa come un’offesa.
Correzione è un dono: ti aiuto a essere migliore.
Infine: soccorri tuo padre nella vecchiaia… Se perdesse il senno, compatiscilo! E’ un richiamo di 2.600 anni fa: ma quant’è attuale! Oggi la vita s’è prolungata, e i vecchi sono sempre di più… per cui spesso vengono condannati alla dimenticanza, alla solitudine, all’ingratitudine, e, se non proprio al disprezzo, certo all’estraneità; non servono.
Ancora qualche decennio fa si imponeva, drammatico, il problema degli orfani. Si può affermare che gli orfani della nostra società siano i vecchi. Oggi, più che figli senza genitori ci sono in circolazione ( o in povere aree di parcheggio) troppi genitori senza figli. Non sono i vecchi che perdono la memoria ma i giovani che non si ricordano di quello che hanno ricevuto.
Schiavi dell’efficientismo, della produzione, del confort a tutti i costi, del benessere senza sacrifici e rinunce, si dimenticano facilmente dei loro genitori o si ricordano quando ne hanno bisogno. Il trattamento riservato a molti anziani è il grande peccato di una società utilitaristica e forsennatamente tesa all’interesse immediato. E conclude la prima lettera:
L’opera buona verso il Padre non sarà dimenticata. Ti otterrà il perdono dei peccati.
Richiamiamocelo quando abbiamo dei peccati da farci perdonare.
Il Signore ci aiuti a costruire una famiglia come quella di Nazaret dove l’amore è evidente e continuamente testimoniato, dove ognuno collabora e gode della felicità degli altri.
(Immagine presa da Internet)
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