ORATORIO DON BOSCO - San Donà di Piave

Una catechesi dall'altra parte del mondo per i lupetti!

del 22 febbraio 2020

 I Lupetti hanno inviato alcune domande a una persona davvero speciale, che ogni tanto fa capolino all’oratorio di San Donà: Boba, salesiano in una piccola comunità cristiana del sud-est asiatico. Dopo aver letto la lettera di San Giacomo, ecco che sul proiettore è apparsa la video-risposta di Boba!

Che giova, fratelli miei, se uno dice di avere la fede ma non ha le opere? Forse che quella fede può salvarlo? Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano e uno di voi dice loro: «Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi», ma non date loro il necessario per il corpo, che giova? Così anche la fede: se non ha le opere, è morta in se stessa. (Giacomo 2, 14-17)

In queste settimane i lupetti dei branchi Seeonee e Waingunga hanno intrapreso un percorso di catechesi in preparazione alla Pasqua. Durante la prima attività introduttiva del 9 febbraio, i lupi, un po’ a sorpresa, hanno inviato alcune domande a una persona davvero speciale, che ogni tanto fa capolino all’oratorio di San Donà: Boba, salesiano in una piccola comunità cristiana del sud-est asiatico. I lupetti, divisi per sestiglia e aiutati dai Vecchi Lupi, hanno registrato dei piccoli video in cui si sono presentati a Boba, ponendogli le loro domande sulla sua attività in un Paese così lontano e diverso dal nostro.

Nell’attività del 15 febbraio, invece, dopo aver letto la lettera di San Giacomo, ecco che sul proiettore è apparsa la video-risposta di Boba! Salutandoci, ci ha detto che San Giacomo è una persona molto pratica e ci insegna che è con le opere ancor più che con le parole che si testimonia la propria Fede. Ci ha dunque fatto conoscere un suo amico, che ci ha raccontato la sua storia: dopo essere guarito da una terribile malattia che gli ha causato la perdita di un arto, ha deciso di mettersi a servizio di altre persone nella sua stessa condizione. Oggi costruisce protesi in resina per tutti coloro che hanno perso una gamba o un piede e ci ha raccontato come sia per lui una gioia rendersi utile e aiutare altri fratelli e sorelle in difficoltà. In seguito, Boba ci ha aperto la porta della sua casa, raccontandoci della sua vita: ci ha svelato di esser stato un lupetto come noi da bambino, e di aver imparato da scout la sorprendente provvisorietà della vita, che ti insegna a metterti al servizio (e non al centro) dell’Universo. La provvisorietà della vita è stata una costante nella sua esperienza vocazionale, sin dalla chiamata a sorpresa di partire per l’altro capo del Mondo. Dal cammino scout ha anche imparato la bellezza della condivisione, visto che nelle varie branche, dai lupetti al clan, non si è mai soli ma si vive e si collabora tutti insieme. Ci ha poi raccontato come il suo operato si sia allargato nel corso degli anni, arrivando a raggiungere un arcipelago di villaggi, non facendo distinzione tra fratelli e sorelle di religioni o etnie diverse. Ci ha anche confidato come, soprattutto all’inizio, ciò non sia sempre stato semplice, ma attraverso il rispetto per posizioni diverse dalle nostre tutto questo è stato possibile. Rispondendo alla domanda della sestiglia dei grigi, che gli ha chiesto come si è sentito la prima volta che ha visto queste persone, Boba ci ha dato un altro spunto di riflessione, facendoci notare come uomini e donne provati dalla malattia siano riusciti a vivere una vita normale e felice, data dalla consapevolezza che siamo superiori delle nostre infermità: non è giusto che la malattia identifichi una persona!
In conclusione, Boba ci ha mostrato la cappellina in cui prega, ricavata da una cella mortuaria e così diversa rispetto a quelle che siamo abituati a vedere. Sapete, con tutti quegli ideogrammi (uno dei quali dava una bellissima definizione di Dio: “se lo tiri verso l’inizio, non trovi inizio, se lo spingi verso la fine, non trovi fine”), sembra davvero che viva in un mondo diverso dal nostro. Ci ha quindi mostrato un tabernacolo, sfuggito ad una persecuzione di non troppi anni fa e una statua fatta dagli abitanti del suo villaggio. 

Lì, con la sua comunità, si sente davvero felice. Ma con Boba le sorprese non sono finite qui: terminato il video di risposta, ecco che ci ha raggiunto via Skype e dopo aver cantato con lui Mamma del Cielo (quando ci ha chiamato nel suo Paese era ormai notte fonda), ci ha dato la sua prima benedizione per videochiamata.

Autore: Fratel Bigio

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