ORATORIO DON BOSCO - San Donà di Piave

1962, Cima d'Asta

Un protagonista della nostra storia: don Ottorino Cariolato

del 27 febbraio 2020

Il nostro grazie a don Ottorino, Consigliere scolastico e Assistente ecclesiastico degli Scout negli anni Sessanta

 

Educare alla riconoscenza è uno dei più grandi insegnamenti che possiamo offrire ai nostri giovani. Ed è per questo che è importante recuperare il ricordo di tutti i Salesiani che si sono spesi per la nostra comunità rendendola, negli anni, sempre più ricca e feconda. Le loro vite meritano di essere raccolte e raccontate.

Don Ottorino Cariolato si è spento il mese scorso a 91 anni suonati (era nato a Cereda, nel vicentino, il 16 marzo 1928), dopo una vita piena dedicata ai giovani. A San Donà era arrivato a settembre del 1961. 

La scuola, appena edificata, si stava attrezzando per allestire i tre laboratori: chimici, elettricisti e meccanici. Alcune aule trovavano ancora sistemazione al primo piano dell’edificio storico, sopra il porticato che corre dal bar fino alla fine della sala giochi. 

A don Cariolato, forse in merito agli studi tecnici effettuati, era stato assegnato il duplice ruolo di docente di matematica e incaricato del CAP: coadiuvato da alcuni insegnanti salesiani, si occupava delle iscrizioni, dell’organizzazione della scuola e del lavoro. Per questo incarico si spendeva a tempo pieno; dal CAP, dove aveva stabile dimora, si assentava solo per mangiare e celebrare la S. Messa. Nel retro della direzione - racconta con fine umorismo don Guerrino - aveva predisposto la sua camera; qui d’inverno dormiva con riscaldamento di fortuna e d’estate con le finestre aperte per rinfrescare con la brezza notturna il locale che di giorno diventava un forno. Di notte rimaneva tutto solo fra quegli enormi spazi, senza impianto di allarme, pronto a suonare la campanella nel caso di invasione notturna da parte di qualche malintenzionato.

Il suo ruolo infondeva rispetto nei ragazzi: a lui ci si doveva rivolgere col titolo di consigliere, ma non è per questo che lo ricordano con tanta chiarezza, bensì per una particolarità fisica che sarebbe forse sfuggita se non fosse stata continuamente esibita.

In seguito ad un incidente d’auto - ricorda don Paolo Pontoni nell’omelia delle esequie - il giovane Ottorino Cariolato aveva perso il pollice della mano sinistra. Incidente che per le rigide norme del tempo avrebbe potuto compromettere la sua scelta vocazionale (l’allora Rettor Maggiore, don Ricaldone, aveva dovuto chiedere dispensa al papa per la sua ammissione al sacerdozio).

Per i ragazzi del C.A.P questa piccola menomazione era motivo di innocente ilarità. Don Cariolato, con il rigore che contraddistingue ogni docente di matematica, raccomandava agli studenti di rispettare il margine di 5 quadretti nel foglio utilizzato per la verifica; lo faceva alzando il tono di voce e aiutandosi con la gestualità. Peccato che la mano che apriva … aveva solo 4 dita..!

Gli scout, di cui era assistente, ci conducono in modo dettagliato lungo i sentieri della memoria…

Don Ottorino era subentrato a don Giuseppe Pomarolli come Assistente Ecclesiastico del gruppo “I Caimani del Piave”, che aveva sede all’oratorio. L’affiatamento tra i ragazzi e i capi, tra questi e il loro assistente si poteva toccare con mano. Al termine del campo, dopo le ultime pulizie, ormai liberi dalla presenza dei ragazzi, “don Ottorino portava tutti i capi  in una trattoria a concludere in gloria con salsicce, polenta e funghi e con qualche buon bicchiere”.

Si era conquistato la fiducia di quei giovani che molto spesso ricorrevano a lui per confrontarsi sui problemi tipici dell’età: il lavoro, gli amori, la famiglia, i figli, la fede. Il suo atteggiamento pragmatico e nel contempo spirituale aveva trovato terreno fertile nel metodo scout. Sotto la sua guida, il gruppo si era rafforzato, era cresciuto in prestigio e in numero di presenze. 

Memorabili i campi estivi di quegli anni! Nel 1961 - ricorda Gianfranco Cereser -  presso la tenuta del cav. Pasti a Torre di Fine gli scout, guidati da don Ottorino, avevano edificato un altarino di legno, lasciato poi nella pineta come punto prezioso di sosta per le future uscite in bicicletta.
Allora i campi duravano 3 settimane, i lupetti dormivano in un tendone militare americano e gli esploratori in tende di squadriglia. Ogni anno nuove avvincenti avventure! Nell’estate del 1962, coadiuvato da don Giuseppe Scaranto, don Ottorino aveva guidato i ragazzi fino al rifugio Cima d’Asta, la vetta principale del massiccio omonimo delle dolomiti trentine. Qui don Ottorino aveva celebrato la Santa Messa fra cumuli di neve e lo sfondo di un incantevole laghetto ghiacciato. 

Paesaggi e situazioni che si sposavano felicemente con la sua natura semplice, che trovava radici nel mondo contadino da cui proveniva e con la salda convinzione che solo faticare e vivere insieme regala la felicità. “Insisteva sul recupero di una vita sfrondata da inutili orpelli ed attenta invece all'essenzialità del donarsi

Il suo buon cuore lo spingeva “a farsi carico delle situazioni di difficoltà con le quali la sua missione lo metteva a contatto”. E così, il mattino successivo alla tragedia del Vajont (avvenuta il 9 ottobre 1963), era partito con la sua vespa da San Donà per raggiungere il luogo del disastro e prestare la sua opera di uomo e di pastore: aiutare i soccorsi, benedire le salme e confortare i parenti straziati dal dolore.

“Due settimane dopo, rientrato all’Oratorio di San Donà - scrive Marco Franzoi - don Cariolato organizzò un’uscita sul posto con i capi per celebrare una Santa Messa sui ruderi di Longarone; voleva che quei giovani scout potessero constatare direttamente la portata dell’immane disastro”. 

          

Grazie al lui, gli scout crebbero in impegno sociale. Rimane indimenticabile l’impresa “Natale per tutti” con la consegna di pacchi doni a persone bisognose segnalate dalla San Vincenzo come pure l’attività di soccorso e aiuto dopo l’alluvione che aveva colpito il Basso Piave verso la metà degli anni Sessanta.

A settembre del 1968 l’obbedienza portò don Ottorino a Pordenone e alla guida del gruppo gli succedette don Guerrino Bordignon, che proseguì nel solco dello spirito scout già segnato. 

Il tempo passa e molte immagini si cancellano, ma non la traccia profonda lasciata nei cuori. Chi lo ha conosciuto lo ricorda ancora così: attivo, allegro, sempre sorridente anche quando sbraitava per richiamare qualcuno, generoso, aperto alla collaborazione. Un testimone credibile, un autentico e forte compagno di viaggio!

 

Autore: Wally Perissinotto

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