Oratorio don Bosco - San Donà di Piave (VE)

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Ritiro NF: storia della letteratura e principi educativi

del 29 novembre 2019

Cosa potrà mai c'entrare l'estro romantico e la personalità eclettica di Alessandro Manzoni con il cammino di gruppo dei ragazzi delle superiori? Scopriamolo insieme ripercorrendo le tappe del ritiro NF del  23-24 novembre...

 

Alessandro Manzoni nasce a Milano nel 1785 e lo ricordiamo, scolasticamente parlando, come uno degli esponenti più significativi, se non il più significativo, del romanticismo italiano dei primi decenni dell'Ottocento. Romanticismo italiano che, abbandonando il titanismo e l'ineffabilità di fronte alla natura tipicamente tedeschi, vede nell'autore de I Promessi Sposi una riflessione che allarga il proprio campo includendo la dialettica fra volgo e cultura, fra il popolino e i soprusi cui questo è inevitabilmente soggetto. Inoltre, la componente religiosa frutto della conversione dell'autore, dev'essere analizzata senza fraintendimenti all'interno del romanzo.

Ma procediamo con ordine: sabato scorso si è tenuto in quel di Duna Verde il ritiro degli NF, le Nuove Frontiere del cammino ADS. Ragazzi delle superiori, dunque, dalla 1^ alla 4^, che per 2 giorni hanno avuto l'occasione di sostare, in mezzo alla frenetica quotidianità, per potersi ritagliare uno spazio tutto personale di riflessione e di verifica del proprio cammino di gruppo.

Ed è proprio Alessandro Manzoni che, timidamente, colto dal timore di sentirsi ormai superato, bussa alla porta di questi ragazzi per inserirsi nelle loro riflessioni di ritiro e per tentare, a distanza di secoli, di provocare le Nuove Frontiere grazie all'eccezionalità del suo intramontabile romanzo. Una missione che gli animatori si sono posti anche in virtù del fatto che il Manzoni stesso, autore canonico delle letterature scolastiche, rischia di essere visto dagli studenti più come un impiccio che non come un'opportunità.

I Promessi Sposi, se letti dal punto di vista della complessità d'intreccio e della drammaticità che contraddistingue il vivere quotidiano dei singoli personaggi, possono costituire un esempio concreto di problematizzazione del reale: quando, nella mia vita, sfrutto la mia posizione e alimento il mio egoismo al pari di don Rodrigo? Quando, invece, sono arrogante coi più deboli e zerbino coi potenti, conformandomi al carattere di Don Abbondio? E ancora, riesco a trovare un senso nelle situazioni "forzate", e indubbiamente dolorose, in cui sono chiamato a vivere, a differenza della monaca di Monza?

Queste sono le problematiche, il più possibile aderenti alla realtà del quotidiano, che hanno interessato i nostri ragazzi nel corso dei due giorni, alla luce anche di una conversione, quella dell'autore stesso, che deve essere interpretata, come affermato precedentemente. Gino Tellini, in "Letteratura Italiana. Un metodo di studio (II edizione)" afferma come "la fede [di Manzoni] non [sia] pacificata [...], si presenta come drammatica volontà di comprensione delle inquiete contraddizioni del vivere".

Contraddizioni del vivere per cui, anche nel caso di don Abbondio, dobbiamo essere disposti a problematizzare. Luigi Pirandello, nel saggio su L'Umorismo (1908), legittima le paure del curato, legittimazione data dalla possibilità, da parte di Don Rodrigo, di passare dalle minacce ai fatti. Cosa sarebbe successo, infatti, se Renzo e Lucia si fossero effettivamente sposati all'inizio della vicenda? Questa è la domanda che si pone Pirandello, le cui risposte potrebbero essere molteplici: Renzo, ad esempio, sarebbe potuto essere ucciso, al pari di Don Abbondio, appena fuori dalla Chiesa, così come Lucia sarebbe stata rapita subito dopo. Ecco che, nella concezione pirandelliana, al semplice comico generalmente dato si sostituisce l'umoristico, quella caratteristica propria di don Abbondio che ci fa sorridere, all'inizio della vicenda, salvo poi farci meditare sul dilemma drammatico che oggettivamente vive il curato. Ne deriva il compatimento per il curato stesso, proprio di chi abbandona il riso iniziale per lasciare spazio all'umorismo. Diventa importante, dunque, che l'etica del capire e l'etica del sentire siano adeguatamente ponderate. Proprio questo tema è stato al centro delle riflessioni di alcuni incontri del cammino NF di quest'anno. 

Carlo Emilio Gadda, in un'intervista apparsa nel 1964 sulla rivista "Il Verri", si identifica in don Abbondio "per la sua povertà disarmata, la sua paura fisica, la sua ragione stessa d'aver paura [...], per la confessione che fa a se stesso della sua reale condizione umana [...]".

Attraverso questi esempi non vogliamo essere fautori d'una presunzione atta a scagionare don Abbondio, vogliamo semplicemente rendere partecipi i lettori del romanzo circa le numerose sfumature e le qualità intrinseche dei personaggi. Un'analisi che non può classificare i protagonisti secondo la mera distinzione fra "buoni" e "cattivi", un'analisi che deve essere approfondita, non giudicante e non moraleggiante, che deve accogliere la problematicità del reale.

Problematicità del reale come spunto di riflessione e di crescita per i ragazzi delle superiori. I quali, attraverso la storia di una letteratura immortale e le vicende biografiche di un autore quale Alessandro Manzoni, hanno avuto modo di approfondire in maniera diversa, meno canonica e più provocante, la vicenda di Renzo e Lucia. A riprova del fatto che la cultura e il sapere, in una realtà assoggettata al comandamento del "saper fare", può essere ancora cifra significativa del nostro vivere quotidiano e della formazione di un pensiero critico.

 

Autore: Giando

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