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Quando lo stupore cancella la fatica

del 17 ottobre 2018

È la cronaca avvincente di un'esperienza che conta ben 65 anni: la posa della Croce sul Piz Boè, a 3150 metri di altitudine, da parte degli Scout dell'ASCI 1° S. Donà.

Mi incuriosisce un libricino ‘fatto in casa’, stipato insieme agli altri nello scaffale più alto dell’archivio. Lo sfoglio e mi lascio catturare dal tratto ordinato e sicuro dei disegni, dalle poche foto che hanno resistito al "furto" perpetrato nel corso degli anni, dai caratteri di una vecchia macchina da scrivere… 

È la cronaca avvincente di un’esperienza che conta ben 65 anni, una storia nella quale si affacciano volti, paesaggi, ricordi capaci di dare rinforzo alle motivazioni di oggi: la posa della Croce sul Piz Boè, a 3150 m di altitudine. Non un semplice tubo di ferro trafilato che svetta con i suoi 2 metri  di altezza oltre la cima, ma un “ammonimento a tutti i viandanti affinché ognuno di loro pensi che anche lassù, nella immensità dello spazio, Gesù è vivo e ci ama”. Il giglio rosso e la targa d’ottone rimandano agli eroi di questa impresa: gli scout dell’ASCI 1° S. Donà.

Stralci di pagine, quelli che seguono, che non appartengono solo agli Scout. Pensieri che in alcuni passaggi hanno il sapore della poesia e che meritano di essere consegnati senza note di commento per permettere alle emozioni di riaffiorare copiose e di farle rivivere.

Da lungo tempo era in programma, nel nostro campeggio a Calfosco, la missione del Boè: una magnifica croce da portare in vetta. L’avventura cominciò in una giornata piena di sole; ci alzammo presto e alle cinque ci avviammo in perfetta divisa verso la dura cima Nebbia.

Colfosco, 19 luglio 1953

Eravamo accompagnati da Aquila, dai capi e da alcuni villeggianti. Il primo a portare la Croce fu Aquila, ed io mi immaginavo di vedere Gesù nel suo cammino. La strada fu lunga e faticosa, ma a me sembrava di avere le ali ai piedi, tanto mi sentivo allegro ed entusiasta e pieno di forza. Man mano che mi avvicinavo alla meta mi sentivo migliore, direi quasi più vicino a Dio”.

“Ormai si camminava in cresta del Boè: un vento freddo e potente ci sferzava il viso e faceva sussultare il nostro stomaco vuoto! Camminavamo in silenzio meditando la passione del Signore che quella mattina voleva ritornare ancora in mezzo a noi”. (Pensiero di Kotik, vice Capo sq. dei Cuculi)

“Che dolce poesia tutto intorno! La natura sembrava essersi vestita a festa per darci il benvenuto! Arrivati che fummo alla cima, Aquila celebrò la Santa Messa: mai messa fu più bella davanti a quel maestoso panorama. Piantammo la nostra Croce, simbolo purissimo della nostra fede di Esploratori Cattolici. Guardando quella Croce sembrava che Gesù benedicesse assieme a tutti noi anche tutti i fratelli del mondo”. 

“Il capo riparto e i capi squadriglia scrissero sul loro libro di marcia: Vettà Boè ore 12 del 23 luglio 1953: MISSIONE COMPIUTA!”. (Pensiero di Kotik)

“Il ricordo di quest'impresa non lo potrò dimenticare, sarà di sprone ad una vita di Scout migliore".

Scrisse le sue impressioni Kala Nag, vice Caposq. Scoiattoli

 

Una comunità che non coltiva la memoria collettiva, non l’aggiorna e non ne ha cura, rischia di veder evaporare a poco a poco la propria identità e di perdere le ragioni profonde dello stare insieme.
E’ il messaggio che mi sembra di cogliere nello spazio vuoto dell’ultima pagina.

Autore: Wally Perissinotto

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