ORATORIO DON BOSCO - San Donà di Piave

Pillole di spiritualità in preparazione alla Pasqua

del 31 marzo 2020

Diamo profondità al nostro tempo libero lasciandoci provocare dalla catechesi del Papa: Beati i miti perchè avranno in eredità la terra.

Dalla catechesi del Papa

Il termine “mite” qui utilizzato vuol dire letteralmente dolce, mansueto, gentile, privo di violenza. La mitezza si manifesta nei momenti di conflitto, si vede da come si reagisce ad una situazione ostile. Chiunque potrebbe sembrare mite quandotutto è tranquillo, ma come reagisce “sotto pressione”, se viene attaccato, offeso, aggredito?

Nella Scrittura la parola “mite” indica anche colui che non ha proprietà terriere; e dunque ci colpisce il fatto che la terza beatitudine dica proprio che i miti “avranno in eredità la terra”.

In questa beatitudine si mettono in relazione la mitezza e il possesso della terra. Queste due cose, a pensarci bene, sembrano incompatibili. Infatti il possesso della terra è l’ambito tipico del conflitto: si combatte spesso per un territorio, per ottenere l’egemonia su una certa zona. Nelle guerre il più forte prevale e conquista altre terre.

Ma guardiamo bene il verbo usato per indicare il possesso dei miti: essi non conquistano la terra; non dice “beati i miti perché conquisteranno la terra”. La “ereditano”. Beati i miti perché “erediteranno” la terra. Nelle Scritture il verbo “ereditare” ha un senso ancor più grande. Il Popolo di Dio chiama “eredità” proprio la terra di Israele che è la Terra della Promessa.

Quella terra è una promessa e un dono per il popolo di Dio, e diventa segno di qualcosa di molto più grande di un semplice territorio. C’è una “terra” – permettete il gioco di parole – che è il Cielo, cioè la terra verso cui noi camminiamo: i nuovi cieli e la nuova terra verso cui noi andiamo (cfr Is 65,17; 66,22; 2 Pt 3,13; Ap 21,1).

Allora il mite è colui che “eredita” il più sublime dei territori. Non è un codardo, un “fiacco” che si trova una morale di ripiego per restare fuori dai problemi. Tutt’altro! È una persona che ha ricevuto un’eredità e non la vuole disperdere. Il mite non è un accomodante ma è il discepolo di Cristo che ha imparato a difendere ben altra terra. Lui difende la sua pace, difende il suo rapporto con Dio, difende i suoi doni, i doni di Dio, custodendo la misericordia, la fraternità, la fiducia, la speranza. Perché le persone miti sono persone misericordiose, fraterne, fiduciose e persone con speranza.

Qui dobbiamo accennare al peccato dell’ira, un moto violento di cui tutti conosciamo l’impulso. Chi non si è arrabbiato qualche volta? Tutti. Dobbiamo rovesciare la beatitudine e farci una domanda: quante cose abbiamo distrutto con l’ira? Quante cose abbiamo perso? Un momento di collera può distruggere tante cose; si perde il controllo e non si valuta ciò che veramente è importante, e si può rovinare il rapporto con un fratello, talvolta senza rimedio. Per l’ira, tanti fratelli non si parlano più, si allontanano l’uno dall’altro. E’ il contrario della mitezza. La mitezza raduna, l’ira separa.

La mitezza è conquista di tante cose. La mitezza è capace di vincere il cuore, salvare le amicizie e tanto altro, perché le persone si adirano ma poi si calmano, ci ripensano e tornano sui loro passi, e così si può ricostruire con la mitezza.

La “terra” da conquistare con la mitezza è la salvezza di quel fratello di cui parla lo stesso Vangelo di Matteo: «Se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello» (Mt 18,15). Non c’è terra più bella del cuore altrui, non c’è territorio più bello da guadagnare della pace ritrovata con un fratello. E quella è la terra da ereditare con la mitezza!

Dalla vita di Francesco Besucco

                                                                        

Nella sua umiltà Francesco giudicava tutti i suoi compagni più virtuosi di lui, e gli sembrava di essere uno scapestrato in confronto della condotta degli altri. Laonde pochi giorni dopo me lo vidi nuovamente venire incontro con aspetto turbato.
- Che hai, gli dissi, mio caro Besucco ?

- Io mi trovo qui in mezzo a tanti compagni tutti buoni, io vorrei farmi molto buono al par di loro, ma non so come fare, ed ho bisogno ch'ella mi aiuti.
- Ti aiuterò con tutti i mezzi a me possibili. Se vuoi farti buono pratica tre sole cose e tutto andrà bene.

- Quali sono queste tre cose ?
- Eccole: Allegria, Studio, Pietà. Questo il grande programma, il quale praticando, tu potrai vivere felice, e fare molto bene all'anima tua.
- Allegria... Allegria... lo sono fin troppo allegro. Se lo stare allegro basta per farmi buono io andrò a trastullarmi da mattina a sera. Farò bene?
- Non da mattina a sera, ma solamente nelle ore in cui è permessa la ricreazione.

Non essendo pratico di certi esercizi ricreativi ne avveniva, che spesso urtava o cadeva qua o là. Voleva camminar sulle stampelle, ed eccolo rotolar per terra; voleva montar sulle parallele, ed eccolo cader capitombolo. Giocava le bocce? o che le gettava nelle gambe altrui, o che metteva in disordine ogni divertimento. Per la qual cosa potevasi dire che i capitomboli, i rovescioni, gli strarnazzoni erano l'ordinaria conclusione dei suoi trastulli. Un giorno mi si avvicinò tutto zoppicante ed impensierito.

- Che hai, Besucco? gli dissi.
- Ho la vita tutta pesta, mi rispose.
- Che ti è accaduto ?
- Son poco pratico dei trastulli di questa casa, perciò cado urtando ora col capo ora colle braccia o colle gambe. Ieri correndo ho battuto colla mia faccia in quella di un compagno, e ci siam fatto insanguinare il naso ambidue.
- Poverino! ùsati qualche riguardo, e sii un po' più moderato.
- Ma ella mi dice che questa ricreazione piace al Signore, ed io vorrei abituarmi a far bene tutti i giuochi che hanno luogo tra i miei compagni.
- Non intenderla così, mio caro; i giochi ed i trastulli devono impararsi poco alla volta di mano in mano che ne sarai capace, sempre per altro in modo che possano servire di ricreazione, ma non mai di oppressione al corpo.
Da queste parole egli comprese, come la ricreazione debba esser moderata, e diretta a sollevare lo spirito, altrimenti sia di nocumento alla medesima sanità corporale. Di più egli imparò un segreto per far del bene a sé ed a' suoi compagni nelle stesse ricreazioni, e ciò col dare buoni consigli, o avvisando con modi

Per riflettere:

Il mite non si tira indietro davanti alle necessità, ma quello che compie non lo fa per mettersi in mostra. E tu?

Francesco non si preoccupa della “figura”, dell’immagine di sé. e noi quanto siamo preoccupati di fare bella figura?

Quante cose abbiamo distrutto con l’ira? Quante cose abbiamo perso?

 

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