ORATORIO DON BOSCO - San Donà di Piave

Vorrei costruire un santuario alla Madonna della Paura.

del 16 aprile 2022

Non abbiate paura! E' il messaggio di speranza che ci consegna il Direttore alle soglie della Pasqua di Resurrezione

L’uomo ha sempre avuto bisogno di santuari, di luoghi dove erano riposte le cose sante, sacre. Ciò che è considerato sacro ha un ruolo speciale nella vita, è ciò che dà significato, colore, speranza, è ciò a cui ci si aggrappa o abbandona nelle ore più buie. Al sacro era ed è necessario dedicare un tempo proprio, inviolabile.

Oggi i santuari più frequentati sono campi da calcio, discoteche, bar particolarmente accattivanti e luoghi dove celebrare le nuove liturgie dell’”happy Hour”, del tifo, dello shopping, del sabato sera passato con gli amici sorridenti…

Ma il vero santuario non è solo fatto di pietra o cemento armato, a seconda dell’epoca in cui viene realizzato. Il vero santuario è presente nel nostro cuore. È il nostro cuore il luogo dove vengono riposte le cose sacre. Vorrei costruire un santuario alla Vergine della paura, disse Don Tonino Bello, parlando ai giovani di un liceo. La paura abita il santuario di ogni cuore. Paure diverse, a seconda dell’età, ma paure concrete: dalla paura della solitudine e del non essere accettato, vissuta da un adolescente, alla paura della vecchiaia, che alberga nella coscienza di uomini e donne di mezza età, per finire con le paure del domani, della guerra, della precarietà e della morte. OGNUNO HA LE SUE PAURE.

Anche Maria ha avuto tanta paura: dalla visita dell’Angelo fino ai piedi della croce. Gesù è stato un figlio per cui preoccuparsi e patire: “E anche a te una spada trafiggerà l’anima”, le disse Simeone, nel tempio a Gerusalemme, otto giorni dopo la nascita di Gesù. Maria condivide le nostre paure, le ha provate e vissute, come noi. 

Eppure questa donna non è sopraffatta dalla paura, non scappa come gli apostoli e i discepoli, non si ferma di fronte al pericolo. Maria sale al calvario, lì, fino ai piedi della croce, sorretta da Giovanni e Maria di Magdala, sostenuta da una forza che supera la paura. Maria, che serbava nell’anima tutto ciò che riguardava Gesù, nel suo cuore aveva intuito che in quella croce non c’era la fine. Maria sale al calvario ma la paura e il dolore non diventano disperazione… Suo figlio aveva parlato più volte di risurrezione, di dare la vita e riprenderla, aveva risuscitato morti, guarito ogni genere di malattia. Quel figlio, che aveva portato in grembo e cresciuto, era tutto di Dio. Poteva finire così? Dio poteva essere sconfitto dalla morte e dal peccato umano? Dalla brutalità che fa paura?

Ma la paura, questo sentire molto fisico, che ha a che fare con le percosse, con l’essere schiacciati a terra, che apre la strada all’angoscia, lascia spazio al timore. Il timore è un tremore del cuore, legato agli affetti, aperto alla speranza, suscitato da un legame profondo. “Passato il sabato, all'alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l'altra Maria andarono a visitare il sepolcro”. Spaventate, alla vista dell’angelo seduto sulla pietra, rotolata via, e al fragore del terremoto, si sentono dire: “Non abbiate paura, voi! So che cercate Gesù il crocifisso. Non è qui. È risorto!” e, “Abbandonato in fretta il sepolcro, con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l'annunzio ai suoi discepoli”.

Voi che cercate con affetto il crocifisso non abbiate paura. È l’affetto per il Signore che apre il cuore a comprendere che la paura non ha più diritto di esistere, perché la gioia grande pervade il cuore. La sofferenza e la morte ci sono, ma non sono l’ultima parola sulla vita di ciascuno di noi. Cristo è risorto. Quel sepolcro vuoto ci ricorda che ogni sepolcro e ogni tomba sono destinati a rimanere vuoti. L’eternità, come Gesù, è il nostro essere di Dio, è il nostro perché. La gioia non si trattiene, va comunicata. La gioia della risurrezione è talmente grande che le donne, in fretta, lasciano il sepolcro con il timore di non essere credute, tanto è grande l’annuncio a loro affidato. 

In questa società impaurita, scoraggiata, abituata a fermarsi a discutere e progettare e sperare su realtà penultime: studio, lavoro, carriera, famiglia…. Dobbiamo correre ad annunciare che l’orizzonte è molto di più… E’ infinitamente di più. Vorrei costruire un santuario alla Madonna della Paura, perché Maria ci aiuti a fare nostra la certezza che apparteniamo al risorto, anzi, che siamo letteralmente immersi, inzuppati di LUI. Per questo NON ABBIATE PAURA!! 

Buona Pasqua da tutta la Cumunità salesiana

don Nicola Munari

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