Oratorio don Bosco - San Donà di Piave (VE)

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Minicampo NF1 in montagna al rifugio Talm!

del 27 febbraio 2020

Nelle giornate di sabato 22, domenica 23 e lunedì 24 febbraio, i ragazzi di 1^ superiore degli NF sono stati i protagonisti del minicampo svoltosi in montagna, presso il rifugio Talm! Un'esperienza che non si dimentica, da raccontare! Scopriamo perchè...

 

Prima di parlare di un'esperienza A.D.S. che potrebbe sembrare come molte altre, è necessario introdurci alla lettura del resoconto del minicampo NF1 con le dovute premesse: in primis, bisogna considerare il fatto che chi scrive, cioè il sottoscritto, è stato testimone in prima persona delle avventure che mi appresterò a raccontare; in secondo luogo, bisogna tenere a mente che l'eccezionalità di quanto si andrà descrivendo non è stata in nessun modo prevista e messa a programma nel momento che ha preceduto la partenza. In sintesi, dunque, quel poco di organizzato è sistematicamente saltato e ha reso più avvicente l'avventura proprio in virtù della sua imprevedibiltà.

Ma partiamo con ordine: a inizio febbraio, una domenica mattina, gli animatori Paolo Bortolato, Petra Andreetta, Giandomenico Odorisio, Matteo Busolin e Alessandro Borsoi discutono animatamente riguardo la possibilità di sfruttare il ponte di Carnevale per poter proporre ai ragazzi degli NF1, ovvero di 1^ superiore, un'uscita in montagna. Manca il luogo, in un primo momento, probabilmente manca anche la voglia, infine manca la proposta concreta. Proposta che si materializza a due settimane di distanza quando, durante riunione, la maggior parte dei ragazzi aderiscono con entusiasmo all'iniziativa. Si scelgono 3 giorni, 22-23-24 febbraio, per dare compimento a quest'idea primitiva nata dal nulla. L'obiettivo è chiaro: consolidare relazioni, crescere a livello di gruppo e vivere le risorse preziose date dall'informalità di un'esperienza condivisa come quella della montagna, senza troppi momenti formativi e di riflessione che appesantiscano l'esperienza stessa. Tuttavia, i momenti più seri non mancano e sono preparati dagli animatori prima della partenza, salvo essere saltati anche quelli sistematicamente a causa delle circostanze.

Sabato 22 si parte con 2 furgoni carichi di valigie e cibo e con una macchina. Il viaggio procede tranquillo, il traffico scorrevole, salvo quando si arriva a una destinazione che non è quella che cercavamo: una posizione comunicataci scorrettamente fa sì che sbagliamo posto. Raggiungiamo a piedi e in salita, dopo aver lasciato i furgoni e portando il cibo a mano, una serie di casupole di montagna, fra le quali non c'è quella che stiamo cercando. Ritornati ai furgoni, dopo aver ripercorso a piedi e in discesa il sentiero, ripartiamo alla volta del rifugio Talm, ovvero la destinazione corretta. Una gentile signora ci fa strada con la sua auto per portarci a destinazione, ma gli imprevisti non finiscono. Sovraccaricato di valigie, uno dei due furgoni non riesce a proseguire la corsa verso il rifugio, in quanto la strada è in salita. Gli animatori decidono quindi di scaricare il furgone e di proseguire a piedi con le valigie. Il furgone che non ce l'ha fatta era quello delle ragazze, le quali si sono dimostrate a dir poco tenaci nel proseguire il cammino a piedi, lungo un sentiero di montagna, caricandosi anche del peso delle valigie dei ragazzi, il cui furgone carico di cibo era riuscito ad arrivare sano e salvo al rifugio. Fin da questo momento possiamo dire che una delle costanti che ha caratterizzato questi 3 giorni è stata la collaborazione e la forza di volontà: la strada da percorrere a piedi con le valigie era molta, e in salita. Fortunatamente i ragazzi, raggiunto il rifugio e scaricato il cibo, sono venuti in soccorso delle ragazze, dopo che qualche chilometro a piedi era stato percorso. L'arrivo previsto per le 17 è slittato alle ore 21 per un susseguirsi di imprevisti gestiti al meglio sia da parte degli animatori ma anche, ed è questo il dato significativo, da parte dei ragazzi. Dopo la cena, la serata è proseguita con il gioco libero e la buonanotte.

Domenica 23 i ragazzi riorganizzano le idee, assieme agli animatori, in un momento di riflessione insieme e analizzano a mente lucida gli eventi del giorno prima tramite un momento di condivisione, da cui emerge il senso di unità e collaborazione di cui tutti si sono resi partecipi il giorno prima. Il formativo è stato rivisitato dagli animatori alla luce dell'eccezionalità di quanto accaduto il giorno precedente: è emerso che, laddove non arriva un compagno di gruppo, subito interviene la mano forte e sicura di un altro, pronto ad aiutarlo nella fatica. Da animatori possiamo affermare senza alcun dubbio che i ragazzi erano felici: felici dell'imprevedibilità del giorno prima, felici delle responsabilità che possono derivare dallo stare insieme in una forma autogestita (ripenso agli addetti al fuoco delle stufe, ovvero Marco, Christian, Luca e Gabriele, a chi ha aiutato in cucina gli animatori Giandomenico, Petra e Paolo, a chi preparava la tavola e alle pulizie prima della partenza). Tante considerazioni si possono fare proprio a partire dalle reazioni positive che i ragazzi hanno avuto pur nella difficoltà delle prove cui sono stati chiamati a rispondere, ma di questo parleremo poi.

La giornata è proseguita nel pomeriggio con una camminata di un'ora e mezza, fino a giungere alla vetta del Monte Talm, da cui era possibile contemplare le Alpi tutt'intorno alla cima. Matteo Busolin, in mattinata, aveva perlustrato personalmente il tragitto, per poi scendere nuovamente al rifugio e guidare la comitiva di ragazzi e animatori nella risalita del pomeriggio. Infine, dopo la cena, si è svolta la serata organizzata, in cui i ragazzi si sono sfidati per squadre in numerosi giochi a match. 

La giornata conclusiva di lunedì 24 è iniziata, dopo colazione, con le pulizie delle camere e degli ambienti della casa. Il pranzo prima della partenza, essendo finito il gas la sera prima, è stato allestito con gli avanzi riscaldati a stufa della cena della sera precedente. Non mi sentirei di tralasciare questo seppur piccolo dettaglio, a riprova del fatto che il doversi continuamente reinventare è stato indice di forza e non un limite, differentemente da quanto si potrebbe pensare. Una volta ripartiti in direzione San Donà di Piave, abbiamo fatto tappa a Tolmezzo per un gelato. Rientrati in oratorio, i ragazzi sono stati accolti dalle loro famiglie, che non dubitiamo sappiano ormai per filo e per segno, complici i racconti dei loro figli, dell'eccezionalità dell'esperienza vissuta.

 

Dopo una cronaca veloce delle giornate, mi preme giungere a delle conclusioni da cui trarre importanti considerazioni. In primo luogo, esperienze come questa devono farci riflettere su più fronti: innanzitutto è dato oggettivo che le avventure lontane dalla "comfort zone", intesa come insieme di condizioni favorevoli e quotidiane grazie alle quali ci sentiamo protetti e cullati, ci stimolano e ci rendono felici, nonostante siano impervie e spesso difficili da affrontare. La cosiddetta "comfort zone", dunque, è opportunità ma anche rischio: rischio di ammuffirsi che ci sottrae della capacità di stupirci e di avere, ancora una volta insieme, quegli occhi da bambino che limitano il nostro cinismo e il nostro disincanto tipicamente adulti e che spesso trasmettiamo ai ragazzi. Secondariamente, mi preme sottolineare il fatto che nulla è dato per scontato: muoversi su un mezzo, sfruttare le potenzialità della rete, riscaldare il cibo, fare delle relazioni l'ossigeno del nostro vivere, amare una donna e, insieme a lei, sentirsi invincibile sono tutti aspetti preziosi del vivere di cui capiamo l'importanza solo "in assenza". Mancano fuoco e gas? Ecco che fuoco e gas diventano importanti; la lontananza di chi ci vuole bene si fa sentire? Ecco che ne scorgiamo l'impossibilità di farne a meno. 

Lettore, prova a fartela questa domanda che io ti propongo in questa sede: "E se tutto ciò che ho di colpo sparisse?"  Ma bada bene che non è un illuso che ti parla, caro lettore, ma una persona che spesso vende, e nemmeno a caro prezzo, la propria anima al disincanto. E che questo Gesù sulla croce, oltre alle carezze, stacca un chiodo da una mano e ti dà uno schiaffo così forte che ti spazza via. "Svegliati!", mi sembrava che dicesse...   

 

                       

                       

                       

                       

 

Autore: Giando

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