ORATORIO DON BOSCO - San Donà di Piave

Mahabo, prove sulla giostra ancora da abbellire con la tenda di protezione

Madagascar, terra dei sogni

del 12 gennaio 2021

Segni di speranza in tempi di pandemia

Acqua e colori accesi, due elementi che contraddistinguono l’isola del Madagascar

In questa terra dominata dai contrasti, che affascina e stupisce chi si apre all’ascolto più profondo della sua bellezza e dei suoi bisogni, due piccole storie prendono vita e ci regalano un momento di sollievo rassicurandoci che, nonostante le difficoltà del momento, il bene continua a circolare, silenzioso e portatore di speranza.

E’ Ivano Maschietto, uno dei volontari del Dim.mi (associazione Onlus con sede in Oratorio) a consegnarmi questi racconti che profumano di terre lontane, ma anche della generosità della nostra gente.

Il primo racconto si apre sullo scenario magico di una città circondata dall’acqua: Mahajanga.

Situata alla foce del fiume Betsiboka, questo centro portuale si affaccia sulle acque turchesi del canale del Mozambico. Qui, da decenni, opera una Missione salesiana oggi gestita interamente da personale malgascio. Nel circondario (in particolare nella regione di Marovoay), ai tempi dei coloni francesi, grandi risaie rendevano il terreno altamente produttivo. Ora queste terre sono in parziale stato di abbandono a causa della mancata manutenzione della rete idrica.

Mossi dalla volontà di rendersi indipendenti dal punto di vista alimentare, i Salesiani di Mahajanga valutano l’opportunità di acquistare una di queste grandi proprietà, confidando nell’aiuto di Missioni don Bosco e della Provvidenza.

San Donà risponde all’appello offrendo la consulenza dei suoi esperti per la progettazione della rinascita agricola dell’area che comprende la realizzazione di un pozzo artesiano, e si rendono disponibili, qualora necessario, a realizzare un sistema di pompaggio  mediante un impianto fotovoltaico.

Ma da quel pozzo esce spontaneamente acqua in abbondanza ( 230 mc/h ), sufficiente per coltivare 100 ettari di risaie e permettere un pasto sostanzioso ai bambini di tutte le scuole salesiane del Madagascar.  

Don Bepi Miele, promotore dell’iniziativa, vede così prendere forma, anche se da lontano (ora si trova a Fianarantsoa), un sogno che ha lungamente condiviso con don Bosco.

 

Per seguire la seconda storia dobbiamo scendere virtualmente lungo la costa frastagliata occidentale dell’isola, fino a Morondava. Anche qui ci accolgono gli alberi sacri del Baobab, gli odori intensi, i colori sgargianti del paesaggio. 

Alla Missione di Morondova, tenuta dai Carmelitani, era stata destinata una delle 4 giostre gemelle uscite dal laboratorio del CFP “Don Bosco” a marzo scorso, su modello della giostra dal sedile ottagonale che dal 1938 domina il cortile del nostro oratorio.

Dovendo però rientrare in Italia, il carmelitano veneto padre Andrea prega i volontari del Dim.mi di indirizzarla alla vicina missione di MAHABO (distante 40 km) dove i confratelli indiani gestiscono un grosso centro giovanile con scuole e parrocchia. Una realtà davvero bella! L’epidemia di Covid suggerisce di lasciare in attesa questo pacco dono, che viene “scartato” e montato solo in prossimità del Natale per la gioia dei tanti bambini che frequentano la scuola.

E poiché a questa latitudine la temperatura si mantiene sempre elevata, ecco che i padri indiani vi aggiungono un accessorio tanto bello quanto necessario: una copertura in tela plastificata in grado di riparare i bimbi dai raggi cocenti del sole. Un tocco di originalità che impreziosisce il manufatto rendendolo unico.

 

E’ bello pensare che è sempre possibile esportare un pizzico di felicità. Certo, richiede impegno e la volontà di non trattenere solo per sé idee, tempo e denaro.

Ma ogni attimo è troppo prezioso per essere consumato tra paura e sospetto. 

Se il virus ci spinge a distanziarci, unire cuore e progetti potrebbe quantomeno proteggerci dalla pandemia dell’egoismo, per la quale non esiste ancora nemmeno il vaccino!

Wally  Perissinotto

 

 

 

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