ORATORIO DON BOSCO - San Donà di Piave

L’assordante silenzio della vita che vince la morte

del 03 aprile 2021

Gli auguri del Direttore ci offrono ottimi spunti di riflessione per riempire di significato l’esperienza della Pasqua che ci apprestiamo a vivere

 

Da piccolo non amavo molto la Pasqua. Essa non muoveva in me gli stessi sentimenti e lo stesso calore di altre feste, caratterizzata com’è da celebrazioni lunghe, a volte pesanti, tipo la lettura del Passio… Lunghissimo! Fino ad una certa età avevo una strategia collaudata per superare queste celebrazioni così faticose: dormivo!

Il problema si è fatto serio con la crescita: se un bambino che si addormenta passa quasi inosservato e suscita tenerezza… per un pezzo d’uomo, di una certa stazza, il passare inosservato è decisamente impossibile e non suscita nessuna tenerezza se si addormenta!  

Quando non potevo più assopirmi durante la lettura della Passione del Signore ho cominciato ad ascoltare. Le parole che venivano lette, prese dai testi dei diversi evangelisti, suscitavano una reazione particolare nel mio cuore e nella mia mente. Una domanda prendeva quasi forma nella mia testa: “Perché leggere una vicenda così toccante e straziante, ma comunque lontana da me, poteva cambiare la mia vita, come sembrava potesse fare, osservando tanta gente seduta attorno a me che seguiva le letture con evidente attenzione”? Guardando la concentrazione di mia mamma, a cui la vita ha riservato lunghi anni di sofferenza e la compostezza di mio papà che ha condiviso fatiche e dolori con lei, ho colto che in quelle parole, in quella vicenda di Gesù il Nazareno c’era una somiglianza con una vicenda a me vicina e quotidiana. Mi rendevo conto che il calvario non era solo nei pressi di Gerusalemme: era anche tra le pareti di casa mia. Nei dolori e nelle lacrime, nel sacrificio e nella tenacia dei miei genitori c’era lo specchio di ciò che si leggeva in quelle pagine datate, ma così reali.

Quel Dio irraggiungibile, non solo si fa prossimo alla nostra povera vita, ma ci ama sul serio. Eravamo tutti dei condannati a morte fino al primo giorno dopo il sabato di 2000 anni fa, quando delle povere donne hanno trovato la tomba di Gesù vuota. L’amore porta a condividere tutto con chi si ama e Gesù ci ama “alla follia”. Immerge la sua vita nella nostra sofferenza, nella povertà, nel dolore, nella disperazione, nelle fragilità, nei patimenti… anche nel peccato. Ma come estinguere tutto? L’unica cosa che cancella ogni sofferenza e ogni debito è la morte. Gesù ha accolto la morte e il baratro del nulla, dell’annientamento, per cancellare tutto ciò che nella nostra vita è sconfitta e angoscia. Gesù raschia i bassifondi dell’umanità perché ogni tribolazione diventi sua. 

Anche le sofferenze di mia mamma erano del Signore, appartenevano a quella croce. La morte ha cancellato tutto. Un amore che non riusciamo a capire ha fatto questo.

Fino a qui qualcosa possiamo intuire, ma il mattino di Pasqua stravolge ogni razionalità: la risurrezione ha spalancato le porte della vita eterna. Il controsenso della sofferenza trova luce solo nell’amore del Signore che annienta, con la risurrezione, male, peccato e morte. Queste sono belle parole, ma quel sepolcro vuoto è un fatto. È l’Evento che ci cambia, che apre l’orizzonte all’eternità. La Pasqua è incomprensibile con il solo ragionamento. 

E’ una esperienza, non può essere compresa nella nostra testa.

Il triduo pasquale, che porta al solenne giorno della Risurrezione, non lo si può comprendere senza ascoltare e osservare. Per questo, mentre dal giovedì al venerdì sera ascoltiamo la vicenda di Gesù, il sabato è dedicato al silenzio. Solo nel silenzio si possono scorgere i segni di presenza della croce nella nostra vita. Solo nel silenzio possiamo fare memoria, dal greco “mimnésco”, che vuol dire “tenere in vita”. Facciamo memoria di un fatto che avvolge la nostra esistenza. Noi siamo inzuppati di risurrezione, perché inzuppati di Gesù. 

La morte e la Risurrezione del Signore sono il “Big Bang” della storia umana. Ma è un “boato silenzioso”.

Mentre il venerdì santo è segnato dal clamore, dal rumore, dalle urla, la mattina di Pasqua è silenziosa. La vita che cresce è silenziosa, non fa rumore. Mentre il peccato e la morte creano scalpore, la vita è quella potenza silenziosa. Lo dice quel bel proverbio: “fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce”. La risurrezione è il boato della vita che vince silenziosamente la morte. Solo nel Silenzio possiamo fare spazio alla presenza di Gesù, il risorto, nella nostra esistenza. La vera festa di Pasqua nasce dal Silenzio. È l’unico modo per lasciare spazio al Signore che ci aiuti a comprendere l’incomprensibile. Il Silenzio ci mette nell’apertura d’animo che lascia spazio a chi può realmente fare memoria: il Signore.

Che il silenzioso boato della Pasqua dia significato a questi momenti di fatica e dolore, dia slancio alla nostra vita quotidiana. Nulla può separarci dall’amore di Cristo, nemmeno la morte. 

Buona Pasqua da tutta la comunità salesiana dell’Oratorio Don Bosco

 

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