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L'arte di saper mentire

Due grandi attori amatissimi che recitano la parte di due personaggi che a loro volta recitano perché mentono.

Un film del genere ha senso solo se si riesce a mettere insieme Helen Mirren e Ian McKellen. Non potrebbe avere altrettanto senso con altri attori perché si nutre del piacere che proviamo nel vedere Ian McKellen nel ruolo di affabile gentiluomo inglese che nasconde un inganno e in quello che proviamo nel vedere Helen Mirren nei panni di una donna indifesa, innamorata in terza età, ingenua ma con una scintilla in fondo agli occhi che ci fa credere che forse nemmeno lei è quel che sembra. Del resto nella prima scena entrambi scrivono una descrizione di sé al computer su un sito di dating per anziani e palesemente mentono. Non fumatore, scrive lui fumando; astemia, scrive lei bevendo.

Due grandi attori amatissimi che recitano la parte di due personaggi che a loro volta recitano perché mentono.

In teoria la trama de L’inganno perfetto sarebbe quella di un thriller in cui lui ha rimorchiato lei come parte delle sue truffe usuali, è un raggiratore di investitori da poco e di anziane signore a cui soffiare i risparmi. La diversità sta nel fatto che quest’anziana si rivela decisamente molto abbiente e quindi vale la pena fare un po’ di sforzo in più per soffiarle ancora di più.

Ed è per questo che L’inganno perfetto è perfetto. Perché è costruito da due attori monumentali, che raccontano storie di avidità e vendetta con la naturalezza di un respiro. Tutto il marcio dell’umanità, che di solito vediamo proliferare nell’età adulta, qui si realizza meravigliosamente nei corpi della vecchiaia. Visi solcati da rughe, corpi caduchi e valanghe di ricordi, nelle vite di Roy e Betty, prossime a spegnersi.

Le emozioni profonde, che popolano i sogni e le frustrazioni dei protagonisti, si riversano sullo spettatore, che partecipa al progetto maligno del vecchio Roy, provando compassione e sbigottimento per la ricca e profondamente ingenua anziana vittima del raggiro.

Pura delinquenza, vergognoso spregio dell’ultima stagione della vita, riprovevole truffa. Uno scempio di giustizia, ogni volta che a rimetterci sono, o sembrano essere, i più indifesi.

Quando la vuota esistenza di Betty si colora dell’affetto di un uomo, le sue dignitose giornate crepuscolari cambiano totalmente prospettiva. Il valore dei soldi si azzera, di fronte al ritrovato sentimento dell’affinità, della complicità, dell’amore, anche senza desiderio.

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