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ORATORIO DON BOSCO - San Donà di Piave

Il presepe vivente della vita di ogni giorno.

del 24 dicembre 2023

Restituiamo vita al Presepe! La bella riflessione del Direttore che accompagna di auguri di tutta la Comunità

Mi ha sempre affascinato il presepe. Da piccolo immaginavo di poter entrare e camminare in quel mondo così bello e un pò fiabesco. Un presepe dove poter girare tra personaggi che prendono vita e diventano reali, insomma un presepe in carne e ossa. 

L’altro giorno si presenta alla porta dell’ufficio un uomo, non saprei dargli un’età. Zaino in spalla, abbigliamento in disordine, aria trascurata. Aveva in mano una merendina appena addentata. Senza nemmeno aspettare che gli chiedessi di cosa avesse bisogno esordisce dicendo: “Guardi non faccio molti preamboli, sono uscito dal carcere ieri, dopo quasi tre anni di detenzione. Questa notte ho dormito fuori e non so dove andare”. Lo guardo, ha un grosso rosario al collo, il che mi fa pensare ad uno dei soliti tizi, che, per racimolare un pò di soldi, cercano di intenerire il cuore della gente, soprattutto in prossimità delle festività natalizie. Lo ascolto, fissandolo attentamente negli occhi. Poche battute per raccontare la sua situazione. Da moglie e figli non può andare e l’unica persona che può aiutarlo è sua madre, che vive in Puglia. Tanti pensieri mi passano per la testa, ma quei due occhi erano sinceri e disperati e non sono l’unico a notarlo…

Proviamo ad immaginare la scena di quel figlio che alla vigilia di Natale si presenta davanti a sua madre e la riabbraccia dopo anni. Un figlio sicuramente con una vita non specchiata, che l’avrà fatta tribolare, preoccupare e non poco arrabbiare, ma non spetta a noi giudicarlo. Immaginiamo quell’abbraccio! Potremmo paragonarlo all’abbraccio che c’è stato tra Giuseppe Maria e Gesù, un abbraccio che dalla grotta di Betlem è durato fino a sotto la croce, quando lo hanno deposto? L’abbraccio dei pastori, considerati ladri e pericolosi, nel loro vagabondaggio? L’abbraccio di chi ha riservato per quella famiglia un posto per dare alla luce il loro primogenito? Mi sento di dire che l’abbraccio più grande non sarà quello di quella mamma, o di Maria, o dei Pastori… L’abbraccio più grande sarà di quel figlio, “uscito di galera”, che quell’abbraccio lo desidera più di qualsiasi altra cosa. L’abbraccio più grande è quello di Gesù che, come ogni bimbo, ha bisogno, desidera, non può fare a meno di quell’abbraccio di mamma.  Dio, che nasce bambino, ha bisogno di abbracciare la nostra povera umanità, scusate, la nostra povera carne, segnata dal peccato, dalla povertà, da una immancabile serie di fatiche e contraddizioni. Ecco il nostro presepe vivente: la vita di ogni giorno, dove i pastori, chi ospita Giuseppe e Maria, i vari personaggi siamo noi. Nel presepe di carne ci sono uomini e donne di tutti i tipi, dove i poveri peccatori e la brava gente si mescolano, quasi sempre nella stessa persona. E’ questa l’umanità che Dio ama, è questa la carne malata che Dio fa sua. E’ in quell’uomo reduce dal carcere, che la presenza di Gesù la si può vedere, in quei due occhi sinceri e duri che diventano lucidi di lacrime. Ecco il presepe di Carne che Dio ci ha donato, poco prima di Natale. 

Com’è andata poi la storia di quella persona con mezza merendina in mano? Non importa! Solo alcuni lo sanno. Ciò che interessa è chiederci come concretamente si può  vivere la tenerezza di un Natale vero. Come non sfuggire all’abbraccio di Cristo, come riconoscere la sua presenza lì dove non ce l’aspettiamo. Come lasciarci convertire gli occhi e il cuore, perché il presepe vivente della nostra vita sia luogo quotidiano di incontro con il Signore.

Con l’assicurare a tutti un ricordo speciale nella preghiera di questi giorni BUON NATALE di cuore da parte della Comunità Salesiana del Don Bosco.

 

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