ORATORIO DON BOSCO - San Donà di Piave

Carnevale 2017

Il fascino delle maschere: ieri come oggi protagoniste del Carnevale

del 22 febbraio 2019

Può, questa carrellata di immagini e ricordi, aiutarci a guardar lontano? Scopriamolo!

Anche se la vita moderna ha attenuato di molto l’interesse per il Carnevale, l’allegria che trascina con sè, il colore dei coriandoli, il mistero che si nasconde dietro ad ogni maschera ne conservano un fascino irresistibile.

Divertimento, creatività e fantasia sono gli ingredienti che don Bosco stesso utilizzò a larghe mani per elaborare la sua pedagogia educativa. La festa del carnevale entra così nel calendario dell’oratorio sandonatese delle origini. Dapprima solo con qualche gioco utilizzando quel poco che la Casa può offrire: una tombola, per allietare il carnevale del primo inverno tanto rigido da far gelare le acque del Piave, una corda per il tiro alla fune, dei sacchi per la corsa a gambe legate… Poi con una grande rappresentazione allegorica che accende di vita la festa del 1936. Sull’onda delle entusiastiche conquiste coloniali, stupende coreografie riempirono di stupore gli occhi sgranati della gente all’avanzare degli ascari eritrei (ragazzi dal volto dipinto di nero) preceduti dal Negus a cavallo, interpretato da un giovane dalla pelle talmente scura - ricordano Filiberto e Angelino - da essere etichettato per sempre con quel titolo nobiliare.

Fotogrammi della memoria che restituiscono colore all’unica minuscola foto monocromatica che immortala il corteo mentre sfila lungo via XX Settembre rasentando il gioiellino architettonico (oggi tristemente vuoto!) che espone l'insegna della trattoria “Al Duomo” affiancato dal palazzo Bastianetto con la rinomata panetteria Fasan. Uno scatto di San Donà da custodire.

Carnevale 1936

Giochi in grande stile, secondo la tradizione, accompagnano le feste di carnevale degli anni Quaranta. Immancabile il divertimento della rottura delle pignatte e l’assalto alla cuccagna che innesca gare agguerrite, anche sotto la pioggia, per raggiungere poveri premi. Perché il salame è un ricompensa riservata agli anni grassi. E poi, al calo della sera, “la condanna ed il rogo del povero carnevale tra l’ilarità dei ragazzi”. Un rito propiziatorio di origine pagana ma sicuramente suggestivo. Solo quando la guerra si fa più vicina, i giochi e il divertimento si affievoliscono fin quasi a sparire: per il carnevale del 1944 la rappresentazione cinematografica di Totò cameriere viene disertata, non tanto per la scarsa novità della proiezione, quanto per “l’ora poco propizia causata dal coprifuoco e dalla poca voglia di divertirsi”.

Carnevale 1946

Con il dopoguerra tutto riprende vitalità: nella fossa dei leoni si preparano i carri pensati e allestiti con cura in ogni dettaglio. Sull’asse di legno ruvido e sporco, trainato dai buoi o dai cavalli, salgono i giovani dell’Azione Cattolica per lanciare coriandoli e caramelle. Il carnevale diventa così occasione per leggere ed interpretare le problematiche del tempo e proporre soluzioni alternative semplici, gioiose, sane … nello stile salesiano! 

Partendo da via Sabbioni in calzoncini corti - ricorda Primo Cuzzolin - un gruppo di ragazzi sempre più nutrito procedeva verso l’oratorio fermandosi di casa in casa al grido corale di “cicioit, parona”. Su un bastone appuntito (il cicioit per l’appunto) si infilzavano le frittelle che venivano poi consumate all’oratorio, dove il Direttore concludeva la festa con la tradizionale pioggia di caramelle.

Carnevale 1950

Con l’arrivo di don Nicola, verso la metà degli anni Sessanta, l’Oratorio viene investito da una nuova ondata di iniziative. I preparativi per la grande manifestazione del carnevale iniziano un mese prima coinvolgendo gli amici camionisti che mettono a disposizione camion, furgoncini, a volte carri da contadini, che accolgono gruppi esaltanti di ragazzi pronti ad affrontare un giro spericolato attorno al largo spiazzo del Foro Boario. Del carnevale ricordo - confida don Enrico Peretti - la preparazione dei pupazzi: cartapesta impiastricciata di colore e dipinta per essere poi bruciata al termine della giornata. La bellezza per noi era l'attesa e la preparazione della festa che poi si esauriva nel tempo di un pomeriggio. E siccome l'oratorio era la casa comune, il tempo era sempre pieno ed esaltante di novità”

Carnevale 1969 - 70

Verso la metà degli anni Ottanta il “Carnevale in Piazza”, diventa “un’occasione quanto mai felice per aggregare persone e vincere l’isolamento di una città che ha perso il calore e l’immediatezza dell’incontro tipico della civiltà contadina da cui proviene.” Abbandonati i carri mascherati - scrive Marco Franzoi - si cerca di stimolare la gente ad essere protagonisti della manifestazione. I vari gruppi, partendo da diversi punti della città (uno ovviamente è l’Oratorio), confluiscono in Piazza Indipendenza, dove le danze portano a compimento la festa.

Carnevale 1985

Travolto da tante altre iniziative, il Carnevale perde negli anni la sua forza d’attrazione.

L’impegno dell’Oratorio di oggi è quello di gestire un ricco pomeriggio di giochi, cui si accompagna la cena per ragazzi e genitori. Una festa più discreta (in calendario per sabato 2 marzo) che mette al centro la famiglia per favorire la condivisione e l’incontro anche fra gli adulti, chiamati a sostenere i Salesiani nella difficile sfida educativa di  oggi e di domani. Ma per guardare lontano, bisogna anche imparare ad attingere sapientemente dalla tradizione. Oggi che i ragazzi hanno perso la manualità di un tempo, assorbiti interamente (complici nonni e genitori) dalla forza attrattiva del digitale, riproporre un laboratorio creativo (magari all’interno dell’attività del dopo scuola com’era nelle origini) dove sporcarsi le mani con colore, colla e cartapesta, dove liberare la fantasia e imparare l’arte povera della maschera e del costume… potrebbe aiutare forse a ridisegnare il domani. 

Un domani che, similmente a quanto avviene nella moda, nella musica e nel design, è sempre rivisitazione del passato con la voglia di spingersi oltre, di fondere tradizione e innovazione per superare l’oggi con proposte sempre più ambite.

 

Autore: Wally Perissinotto

Foto storiche: Arch. A. Battistella

SEGUICI SUI SOCIAL

 

       

 

ORATORIO DON BOSCO  - via XIII Martiri, 86 - 30027 San Donà di Piave (VE) - Tel. 0421 338911