ORATORIO DON BOSCO - San Donà di Piave

Il coronavirus... per allargare la riflessione

del 25 febbraio 2020

Quello che stiamo vivendo ci provoca come cristiani? Qualche spunto per evitare di vivere da superficiali e leggere in profondità gli eventi, alla luce della nostra fede. Restiamo umani, ma non solo...

 

I recenti casi di contagio da coronavirus anche in Veneto ci spaventano mettendoci di fronte alle nostre insicurezze e alle nostre responsabilità come cittadini e come cristiani. Don Massimo ci ricorda che eventi come questi devono innanzitutto interrogarci su chi e su che cosa fondiamo le nostre certezze e le nostre speranze. Perché non è certo Dio a mandarci le prove, ma è Lui a riempirle sempre di significato.

"La drammaticità di queste giornate ci ha fatto scoprire che siamo vulnerabili, che il mito dell’uomo onnipotente è un po’ illusorio, che la tecnologia è importante, che la sicurezza è importantissima, che la prevenzione è fondamentale, ma tutto ciò non basta. Dobbiamo cercare la salvezza da qualche altra parte. Un mondo super razionale non fornisce tutte le risposte. Quando capitano eventi come questi rischiamo di perdere la ragione. Ne è prova il fatto che diamo credito a tutti i messaggi whatsapp e a tutte le notizie di Facebook che ci arrivano e che ci confondono…

Cosa possiamo fare in questo momento? Alcune cose.

Prima di tutto rimanere umani e non guardarci come ipotetici untori. Dall’altra parte essere veramente razionali evitando due opposti: il panico che alimenta la psicosi facendoci vedere tutto come un pericolo e l’eccessiva faciloneria. Essere razionali vuol dire mostrarsi saggiamente prudenti, attenti alle indicazioni che ci vengono date ma anche abitare il presente come invito.

E poi chiederci: questa cosa che ci sta capitando ci provoca come cristiani? Dio c'entra in tutto ciò? Togliamoci subito dalla testa che sia Dio a mandarci questa punizione. Dio non castiga, Dio semmai salva.

Come possiamo comportarci? Sicuramente dobbiamo impegnarci per debellare l’epidemia ed è qui che la scienza deve fare la sua parte. 

Ma dobbiamo anche evitare ogni catastrofismo. Possiamo addirittura trovare in questo frangente un’occasione di bene, un’opportunità per interrogarci sulla qualità della nostra fede: quello che sta accadendo quale opportunità rappresenta per me? Su quali sicurezze appoggia la mia vita? Che cosa conta veramente nella mia esistenza? Se ho tutto ma poi rischio di non avere niente vuol dire che quel tutto in realtà è un po’ un niente. Scusate il gioco di parole…

E ancora: quanta speranza sostiene il mio agire? Qual è la prima cosa che devo cercare?

Siamo figli di un santo, don Bosco, che ha già vissuto una simile esperienza. Ne recuperiamo il ricordo: 1854, scoppia il colera a Torino e tanti ragazzi gli chiedono: cosa dobbiamo fare? Don Bosco risponde: se voi rimanete in grazia di Dio, vi confessate e vi affidate a Maria, io vi prometto che nessuno di voi sarà contagiato dal colera - e così è stato: nessun giovane che ha vissuto così, che si è messo a servizio di chi era ammalato, è stato contagiato dal virus.

Attraverso questo racconto Don Bosco ci aiuta ad interrogarci sulla nostra capacità di affidamento: se sostiamo nella paura rimaniamo solo umani. In questo caso Dio non c'entra tanto con la nostra vita. Ma non dobbiamo nemmeno commettere l’errore di esagerare, di essere fideisti: Dio fa tutto, Dio sistema tutto… Solamente le cose che si tengono insieme sono per il bene. 

Possiamo allora approfittare di queste giornate che precedono la quaresima per interrogarci su cos’è  importante per noi e cosa invece è secondario. Magari potremmo raccogliere l’esempio dei nostri santi e dei nostri avi che in momenti come questi, quando cioè scoppiava una pestilenza, facevano processioni e si affidavano a Maria. La nostra storia comunitaria trabocca di testimonianze di fede genuina come queste. E da sempre l’Ausiliatrice ha risposto alla supplica dei suoi figli stendendo il suo manto protettivo sulla nostra città e sul nostro amato oratorio. Non mancherà di farlo ancora, se la invochiamo con cuore devoto".

don Massimo

 

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