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Bepi avvia la prima proiezione digitale, il 22 febbraio 2014 (C) Photo by Dino Tommasella

Il Cinema Don Bosco tra novità e tradizione

del 02 febbraio 2019

85 anni portati bene! Gustiamoci qualche scatto del suo glorioso percorso...

Quando i primi Salesiani si trovarono di fronte ai 90 orfanelli digiuni di ogni stimolo culturale, pensarono al teatro come strumento per promuovere e sostenere il loro processo di crescita. Non si trattava di liberare il tempo libero dalla noia o dalle catene insidiose dei social, ma di allenare quei ragazzi ad affrontare con maggior sicurezza la vita, riempiendola di relazioni positive. Prese così il via il teatrino educativo che offriva, ad una ristretta cerchia di spettatori, concertini, dialoghi, farse.

Ma, si sa, nei Salesiani c’è il fermento di don Bosco. Nulla è mai statico: strutture e attività vengono ripensate continuamente per rispondere alle esigenze mutevoli dei tempi. Lo testimonia la recente inaugurazione di tre nuovi laboratori del CFP, considerati come risorsa per ampliare il bagaglio di conoscenze e competenze di molti studenti.

dicembre 2017, Bepi, don Lorenzo ed il Direttore don Massimo inaugurano la sala rinnovata

Animati dal medesimo desiderio di rinnovamento, in occasione del grande evento della Canonizzazione di don Bosco (siamo nella primavera del 1934), i Superiori della Casa di San Donà avevano dotato il teatro di un’ampia loggia con comode poltroncine (in platea erano state sistemate alla buona delle semplici sedie). E a settembre dello stesso anno, volendo proporre sempre il meglio ai giovani che la provvidenza aveva loro affidato, inaugurarono la macchina cinematografica che introduceva la novità del cinema sonoro. 

Fine anni Cinquanta: i ragazzi nella sala del Cinema con mons. Saretta ed il direttore don Zancanaro. Photo by A. Battistella

 Norme severe proibivano ai ragazzi di “sputare per terra” e obbligavano i Salesiani a revisionare con puntualità le pellicole, che dovevano rispondere a precisi requisiti morali. A settembre del 1937, la Giunta diocesana di Treviso ne aveva delegato l’incarico ad una commissione di cui doveva far parte una buona mamma e dalla quale dovevano essere invece esclusi i giovani sacerdoti.

Il ricordo di quegli anni è ancora vivo nei pochi testimoni, oggi incanutiti. Alla domenica pomeriggio - racconta Angelino Battistella in una stanzetta del pianterreno don Felice Caon accoglieva i ragazzi più assidui per affidar loro l’incarico di vendere biscotti e caramelle da gustare durante la proiezione. Ai più fortunati toccava la sala, agli altri il porticato dove i piccoli si accalcavano davanti al portone d’ingresso.

Il biglietto del cinema, pur economico, non era accessibile a tutti. I più se lo sudavano con la paziente partecipazione a tutte le funzioni, per gli altri non rimaneva che starsene fuori con il broncio o aspettare il momento opportuno per intrufolarsi di nascosto mimetizzandosi con la massa. Il povero portinaio Jacomel tentava invano di inseguire “i clandestini ”, ma questi scivolavano come anguille tra le file di sedie inchiodate al pavimento. Al termine del film, i ragazzi addetti alla vendita portavano il ricavato a Don Felice, che fingendo di contarli borbottava sottovoce: “Va bene, va bene..” e dava in premio i biscotti rotti avanzati…

Negli anni Cinquanta - ricorda Angelo Bincoletto - la vendita delle caramelle era affidata ai ragazzi dell’Azione Cattolica. Nella sede dell’attuale direzione, trovava collocazione la Dolceria, un ambiente ricercatissimo fornito di bancone e di una piccola vetrina che esponeva le caramelle. Durante la proiezione domenicale, tra un tempo e l’altro, un gruppetto di Aspiranti girava per i corridoi con una cassettina a più scomparti (per separare le caramelle alla menta da quelle morbide ecc.) tenuta al collo da una specie di cinghia. 

Uno di quei giovani, Uto Contri, aveva avuto la felice intuizione di realizzare una serie di figurine da inserire all’interno delle caramelle. Sullo stile del grande Jacovitti, aveva abilmente immortalato i simboli caratteristici o i momenti particolari dell’Oratorio. Chi fosse riuscito a completare la serie delle 12 figurine avrebbe ricevuto in omaggio una stecca di cioccolato o qualche altra leccornia

Le rassegne programmate erano per lo più monotematiche e non certo di prima visione, ma si differenziavano per qualità dalla concorrenza, data inizialmente dal Cinema Verdi e Dux, in seguito dall’Astra, Progresso, Cristallo e Odeon. Quest’ultimo proponeva film vietati ai minori. Visto il fascino che esercitavano sugli adolescenti, un cappellano del Duomo, “don Giovanin” faceva la spola per accertarsi che nessuno disertasse il catechismo per assistere a queste proiezioni… proibite!

A metà degli anni 60, l’affluenza più copiosa al cinema Don Bosco aveva reso necessario un accesso indipendente da via XIII Martiri e nuovi servizi. Prima d’allora, ricorda il salesiano Giuseppe Arvotti (per tutti Bepi), vi era un duplice ingresso interno: l’uno per gli spettatori con biglietto regolare e l’altro per i ragazzi con biglietto ridotto o gratuito. 

Nel 1987, la manutenzione straordinaria di alcune strutture del teatro aveva consentito la realizzazione di un’adeguata insegna di richiamo.

Dalla vecchia macchina azionata dal coadiutore Toni De Munari, al proiettore digitale di oggi (inaugurato il 22 febbraio  2014) tutto parla di innovazione nel solco di una tradizione ben consolidata. E così, trascinati dall’intramontabile entusiasmo di Bepi, i ragazzi delle associazioni continuano ad offrire con immutata generosità il loro servizio al cinema: caramelle, bibite e contenitori traboccanti di pop corn si possono acquistare in biglietteria per la gioia di grandi e piccoli.

Con un pubblico in continua crescita (30458 spettatori nel 2018 e 2000 persone iscritte per ricevere la programmazione settimanale su WhatsApp) - sottolinea l’attuale responsabile Andrea Ros - il Cinema don Bosco offre spettacoli di prima visione rivolti a tutte le fasce d’età: dai film impegnati (molto apprezzata la serie della Grande Arte al Cinema) ai cartoni animati per i ragazzi in 2D e 3D, ai film di svago per tutta la famiglia. Le recensioni sui social network evidenziano l’apprezzamento per un cinema che conserva la caratteristica di un ambiente che profuma di famiglia. Il segreto del nostro cinema è proprio questo: l’accoglienza fresca e genuina di un gruppo di oltre 100 volontari, anche giovanissimi, che mettono nel loro servizio un entusiasmo che non passa inosservato. 

Un cinema frequentato e sostenuto dai giovani, all’altezza delle aspettative di don Bosco!

 

Autore: Wally Perissinotto

I giovani volontari

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ORATORIO DON BOSCO  - via XIII Martiri, 86 - 30027 San Donà di Piave (VE) - Tel. 0421 338911

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