CINEMA TEATRO DON BOSCO - San Donà di Piave

via XIII Martiri, 86 - San Donà di Piave (VE) - Tel. 346 960 5687 - vedi tutta la programmazione

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I bravi ragazzi di Martin Scorsese sono invecchiati

Spazio per abstract.

Martin Scorsese ha riunito la vecchia banda. In The Irishman infatti c’è tutta la Little Italy di Hollywood. C’è Robert De Niro, c’è Al Pacino, c’è Joe Pesci e ci sono anche nuove leve come Bobby Cannavale e un vecchio amico di Scorsese come Harvey Keitel. Ci sono tutti per quella che probabilmente sarà l’ultima grandissima epica del crimine organizzato raccontata da Scorsese.

“Che razza d’uomo fa una telefonata del genere?” si chiede The Irishman, l’americano di origini irlandesi Frank Sheeran (Robert De Niro), ormai vecchio, mentre si confessa a un prete nella casa di riposo in cui (soprav)vive malinconicamente. La telefonata cui si riferisce è quella fatta alla moglie di Jimmy Hoffa (Al Pacino), in ansia perché il marito è sparito da giorni.

Ed è proprio Robert De Niro, vecchissimo, in una casa di riposo, a iniziare il racconto. La sua voce fuoricampo apre il film e racconterà, per 3 ore e mezza, le vicende del romanzo non-fiction L’irlandese. Ho ucciso Jimmy Hoffa, libro scritto da Charles Brandt, avvocato del mafioso Frank Sheeran accusato della morte del sindacalista Hoffa.

Brandt è stato il primo a scoprire la risoluzione del mistero che ha ossessionato l’opinione pubblica statunitense per quasi trent’anni a partire dall’estate del 1975, quando la sparizione di Jimmy Hoffa, protagonista del sindacalismo americano tra gli anni Cinquanta e Settanta, ha dato il via a un caso rimasto irrisolto.
Frank “l’Irlandese” Sheeran a metà degli anni Cinquanta è stato dirigente della più grande unione sindacale americana al fianco del suo fondatore e leader Hoffa. Ma Sheeran è stato anche l’uomo delle commissioni che la mafia gli affidava e braccio armato del padrino Russell “McGee” Bufalino.

Nel film scorrono quarant’anni di storia americana, dalla Seconda guerra mondiale a John Kennedy, dalla Baia dei Porci al caso Watergate, visti sempre attraverso la lente del microcosmo mafioso e del suo ruolo giocato in queste vicende. E c’è, soprattutto, il tema del tradimento, anche se non del vero e proprio senso di colpa, impossibile in un individuo pragmatico come Frank, un uomo che ha imparato a uccidere in guerra e l’ha fatto anche dopo, al soldo della mafia, continuando a eseguire gli ordini assegnatigli senza porsi domande.

The Irishman descrive la decomposizione di un mondo. Per questo all’apparire di ogni nuovo personaggio compare in sovrimpressione una didascalia che descrive come sarà ammazzato, a indicare, appunto, che sono tutti morti che camminano.

 

LUNEDÌ 18 NOVEMBRE
ore 19.30 lingua originale sottotitolata

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