ORATORIO DON BOSCO - San Donà di Piave

Guardando al futuro! Lettera alla fine di questo anno oratoriano.

del 31 maggio 2019

A conclusione dell'anno dedicato all'ascolto ed alla riflessione sul nostro oratorio ecco una breve lettera di sintesi del cammino percorso e delle sfide per il futuro.

 

Cari amici dell’Oratorio,

vi scrivo al termine di queste tre belle giornate di festa che abbiamo appena concluso. Con il cuore grato e colmo di gioia per aver condiviso momenti preziosi di famiglia.

Sono stati giorni di Grazia inanellati dalla preghiera a Maria Ausiliatrice e a don Bosco; giorni di festa e di condivisione, dove tutti hanno potuto gustare la bellezza di essere parte di una grande famiglia: la Famiglia Salesiana dell’Oratorio don Bosco.

Permettetemi di ringraziare tutti coloro che in questi giorni non si sono risparmiati e attraverso svariati servizi hanno reso possibile e bella la nostra festa. Grazie anche a tutti coloro che vi hanno partecipato: chi per la prima volta e chi con la fedeltà di sempre.

Ed ora, carichi di tanta gioia, guardiamo avanti all’estate, alla PER e a tutte le iniziative pastorali che ci aspettano.

Iniziando a pensare al prossimo futuro, vi invito a ricordare anche le tante occasioni d’incontro, gli strumenti e le esperienze che hanno reso fruttuoso il cammino di quest’anno: i Consigli della Comunità Educativo Pastorale e dell’Oratorio, i questionari e la visita di don Igino, il nostro Ispettore. Nelle varie riflessioni ci siamo fermati per metterci in ascolto di noi stessi, del mondo che ci sta attorno e soprattutto di Dio e abbiamo provato a chiederci quali sono le SFIDE che il nostro Oratorio deve far proprie per custodire e vivere sempre di più il carisma di don Bosco.

Nel compiere oggi la nostra missione - ci ricorda un articolo delle Costituzioni Salesiane, -l’esperienza di Valdocco rimane criterio permanente di discernimento e rinnovamento di ogni attività e opera”. “Don Bosco visse una tipica esperienza pastorale nel suo primo oratorio, che fu per i giovani casa che accoglie, parrocchia che evangelizza, scuola che avvia alla vita e cortile per incontrarsi da amici e vivere in allegria”.

Come possiamo calare questi preziosi insegnamenti nella nostra realtà?

Per essere casa che accoglie dobbiamo preoccuparci che tutti, entrando in oratorio, respirino aria di famiglia. Ciò presuppone la volontà di crescere nello spirito di appartenenza evitando chiusure o giudizi pungenti, avendo la premura di coinvolgere più persone possibili, di avvicinare chi non conosce ancora l’oratorio o non lo frequenta.

Per essere Chiesa che evangelizza dobbiamo fare in modo che tutte le attività proposte suscitino il desiderio di incontrare Dio; che i gruppi portino a camminare e maturare nella fede; che le occasioni di riflessione, di spiritualità e di preghiera trovino sempre maggior spazio nella nostra comunità. La disponibilità all’ascolto e all’accompagnamento personale sia sempre garantita.

Per essere scuola che avvia alla vita, dobbiamo rivolgere la nostra attenzione agli ultimi, ma aver cura anche di quei ragazzi ed adulti che già ci sono. I gruppi formativi vanno incoraggiati a camminare sul doppio binario del discepolato (fede) e dell’apostolato (missione). Tutto il bene che riceviamo in oratorio deve aiutarci a sostenere e rendere fertile il nostro vivere nel mondo (è questo il vero oratorio in uscita!).

Per essere cortile dove incontrarsi, è indispensabile cogliere quelle occasioni che l’incontro informale offre per rendere l’ambiente educativo. Sempre più fondamentale è valorizzare la presenza dei laici e dei salesiani nei luoghi educativi: cortile, bar, sala giochi per favorire la condivisione e la corresponsabilità. È importante che i salesiani assicurino la loro costante presenza in oratorio e nei gruppi, anche in quelli non prettamente formativi ma che possono diventare occasione di aggancio.

 

Ogni sfida per diventare vita concreta deve trasformarsi in scelta, in passi da compiere, nella consapevolezza che questi passi, pur incerti, si inseriscono in un cammino più ampio che è quello del mondo salesiano e della Chiesa universale. Sarà nostro compito trovare il modo di rendere operative queste sfide lungo il percorso del prossimo anno formativo.

Allora, carissima amica o amico di don Bosco te ne suggerisco qualcuno: piccolo, pratico, possibile, alla portata di tutti:

 

Un passo per Dio: quando vieni in Oratorio, non ci sia volta che tu non passi per la chiesa a salutare Gesù: se riservi del tempo a Dio ti assicuro che la tua vita cambierà!

Un passo per te: abbi cura della tua anima, ritagliati del tempo per la lettura, la meditazione, la preghiera. Se puoi, trova un cammino di gruppo che ti aiuti a crescere.

Un passo per gli altri: prenditi cura del tuo prossimo vivendo una qualsiasi forma di volontariato o di servizio.

Un passo per l’Oratorio: hai sicuramente qualcosa di esclusivo da regalare a don Bosco: il tuo affetto, il tuo tempo, la tua offerta, il tuo sostegno nella preghiera ai giovani o ai salesiani.

 

Il "nostro Oratorio” è una preziosa eredità che abbiamo ricevuto in dono, uno scrigno di valori e di esperienze che non vanno semplicemente accolti ma fatti nostri, rilanciati e rinnovati. Basterà investirvi un po’ del nostro tempo, della nostra dedizione e del nostro entusiasmo.

Vi assicuro che se faremo questo, se tenteremo di mettere in pratica gli impegni che vi ho indicato, il nostro Oratorio esploderà di gioia, di energia, di vita!

Don Bosco qualche anno prima di raggiungere il paradiso, parlando del futuro della Congregazione disse a don Barberis: “Voi compirete l'opera che io incomincio. Io abbozzo, voi stenderete i colori. Ecco: adesso io faccio la brutta copia della Congregazione e lascerò̀ a coloro che mi vengono dopo di fare la bella”

Coloriamo insieme il futuro del nostro Oratorio per rendere più vivo ed attuale il carisma di don Bosco. Grazie ancora a tutti per il bene che siete e fate!

 

don Massimo

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