ORATORIO DON BOSCO - San Donà di Piave

Fede e arte nelle opere di don Valerio Caramaschi

del 11 settembre 2020

L’Oratorio ricorda con una mostra d'arte la figura di don Valerio Caramaschi a 25 anni dalla sua scomparsa

Testimoniare la fede attraverso l’arte per portare alla percezione di tutti la bellezza che alberga fuori e dentro di noi: è il messaggio che don Valerio Caramaschi sembra consegnarci con le sue opere, ora ospitate nella chiesa che lo ha accolto fin da bambino.

Il filo conduttore di questo zibaldone di espressioni pittoriche si coglie, oltre che dalle immagini, anche dal testo dei pannelli che delineano il profilo umano e spirituale dell’artista e che è ispirato al dono di sé.

L’itinerario proposto è un viaggio fra le tante storie che compongono la Storia della Salvezza. In questo percorso, che si snoda in modo disorganico lungo le pareti della chiesa fino agli altari laterali, si intrecciano personaggi diversi: da quelli biblici come Mosè e gli apostoli, a quelli più contemporanei come don Bosco.

La semplicità d’insieme, che ben si accorda con l’essenzialità dell’edificio, regala al visitatore una profonda sensazione di serenità che lo aiuta ad avvicinarsi a Dio. Questo contatto si percepisce in modo chiaro sostando di fronte all’opera Resurrezione (un quadro di grandi dimensioni che ci auguriamo rimanga patrimonio della nostra chiesa) dove una mano sproporzionata esprime, a detta dello stesso autore, il desiderio di Cristo di non abbandonare gli uomini. Una mano a cui ciascuno di noi può aggrapparsi nei momenti di difficoltà.

Interessanti gli studi preparatori di cui rimane traccia fotografica.

 

Delle opere più importanti per originalità tecnica e tematica, fonti autorevoli hanno ampiamente detto in occasione della mostra del 2010, tenutasi al Centro culturale. 

Nell’esposizione monotematica dell’oratorio, che la sorella Nadia gentilmente mi illustra, troviamo anche opere più immediate, ma ugualmente  coinvolgenti sul piano emotivo. 

Anche l’occhio inesperto può infatti sorprendersi davanti ai 6 pannelli che illustrano momenti fondamentali della vita di don Bosco e quella di Gesù. L'esplosione di colore (in tutti predominano i toni accesi dell’azzurro, del giallo e del verde), i contrasti di chiaroscuri (come nel “Sogno dei nove anni” dove la trasformazione dei lupi in agnelli è accentuata dal netto passaggio dal viola al bianco), invitano l’osservatore a sostare sulla scena, ad esaminarne i singoli dettagli, a superare l’ostacolo di una lettura superficiale e distratta.

Realizzati su richiesta dei Superiori durante il periodo del Noviziato (prima tappa della formazione religiosa salesiana) come modelli dottrinali, rimasero per anni nella sede di Pinerolo. Con il trasferimento di questa casa di formazione al Colle Don Bosco, nel cuore della salesianità piemontese, i 6 'olio su pannellosono stati riportati nell’Ispettoria Nordest, cui don Valerio apparteneva.

                 

Don Massimo Zagato, cogliendone il valore educativo, ha suggerito di collocarli in un contesto simile a quello originario (precisamente nella Comunità Proposta di Mogliano dove attualmente opera), convinto che potranno fornire ottimi spunti di meditazione e di istruzione a quanti si stanno impegnando in un cammino di ricerca vocazionale.

Cosa lascia a noi questa mostra che, ricordiamo, rimarrà aperta ancora un po' a disposizione del pubblico? La consapevolezza che la conservazione della memoria è il fondamento della valorizzazione del patrimonio artistico e culturale e, soprattutto, che il messaggio evangelico che le opere di don Valerio veicolano, sopravvive alla trasformazione dei tempi. Ma solo se saremo capaci di lasciarci coinvolgere e cedere allo stupore, come davanti ad un’opera d’arte.

Grazie don Valerio perché in questo tempo di emergenza educativa e sanitaria - si legge in uno dei tanti commenti lasciati sul libro delle presenze - ci dai una grande testimonianza di coraggio, ci ricordi che vale la pena di spendersi per i nostri giovani”, sempre!

Wally Perissinotto

 

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