ORATORIO DON BOSCO - San Donà di Piave

Entriamo a piedi scalzi in una capanna di Lare in Etiopia

del 07 febbraio 2020

Seguiamo don Filippo Perin nella sua visita pastorale. Sarà anche per noi un'esperienza molto bella e forte

 

Cari amici come state?

Un saluto dall’Etiopia e da Lare. Siamo appena entrati nei tre mesi più caldi della stagione secca, di giorno abbiamo già toccato i 40°. Speriamo di non arrostirci troppo!

Dopo Natale ho iniziato a visitare tutte le famiglie della nostra parrocchia.

Tre pomeriggi alla settimana, insieme a due catechisti, giriamo fra le capanne del villaggio fermandoci un’oretta per famiglia: dopo un momento di accoglienza per i saluti, si entra in casa attraverso una porta stretta e bassa, si lasciano le ciabatte fuori, io le scarpe, e ci si siede per terra.

Qualcuno ha un materasso, qualcun altro ha solo delle stuoie per dormire, nessun cuscino, niente luce elettrica, per armadio dei fili tirati da una parte all’altra (tanto i vestiti sono pochissimi), un tavolino dove ci sono delle pentole, qualche tazza, per posate solo cucchiai, qualche centrino colorato sulle pareti basse, poi da un metro in su è tutta paglia: ecco tutta la casa della nostra gente!

Fuori ci sono due sassi dove si cucina, due contenitori di plastica per prendere l’acqua al pozzo, una zona per le mucche e le pecore, che in questo periodo vengono portate al fiume, distante 7 km, perché li c’è l’acqua e dell’erba.

Una volta accomodati, prendo un quaderno e annoto i nomi della famiglia (di solito c’è una mamma con vari figli o una donna anziana, il papà alle volte c’è, alle volte non c’è), chiedo un po’ di notizie, vedo come è la casa... e poi preghiamo insieme: qualche canto, qualche preghiera spontanea che amano tanto… tutti chiudono gli occhi e abbassano la testa e al padre nostro alzano le mani al cielo. Alla fine consegno loro un’immagine da appendere: una di Gesù e una di Maria, una piccola croce e un rosario. Finiamo parlando della famiglia, delle difficoltà ma anche di qualche notizia bella che è successa. Ci salutiamo, usciamo dalla capanna, riprendiamo le ciabatte e le mie scarpe e andiamo da un’altra famiglia.

La visita alle famiglie è una esperienza molto bella e forte perché rafforza l’amicizia e permette di comprendere meglio la realtà del posto. Le richieste che raccogliamo sono tante:

- per la salute: non hanno i soldi per andare alla clinica o non ci vogliono andare, tanto tutto viene sempre risolto soltanto con due farmaci: tachipirina e l’antibiotico. Abbiamo sostenuto le spese per il ricovero di tre persone all’ospedale di Gambella (anche l’ambulanza, la benzina e l’autista sono a pagamento)

- per il cibo, soprattutto per chi ha tanti figli e non ha più il marito. Con la stagione secca la situazione si fa più grave. Grazie ad alcuni benefattori ogni mese possiamo aiutare 8 famiglie con 50 kg di granoturco a testa e altre 4 famiglie nel villaggio di Gok, dove abbiamo una piccola chiesetta.

- per la casa: chi ha la paglia o il fango delle pareti da sistemare, chi ha la porta rotta, chi ha solo una pentola, chi non ha i soldi per prendere le legna per il fuoco per far da mangiare, chi non ha il materasso e dorme su una stuoia. Cercheremo di provvedere a questo almeno per le donne anziane (cioè quelle che si avvicinano alla cinquantina e sono molto poche…).

Ogni sabato mattina, con il gruppo dei catechisti locali ci incontriamo per esaminare tutte queste richieste e decidere come fare per soddisfarne quante più possibili.

Ci sono anche delle belle notizie: nella cappella di Gok abbiamo battezzato 20 bambini e 8 ragazzi e celebrato 10 prime comunioni. È’ stata una bella festa, piena di vita, di canti e preghiere, di esultanza per i battesimi e le comunioni; festa che si è conclusa con un bel pranzo con polenta e abbondante sugo fatto di poco pesce e tante erbe. Alla fine, caffè, biscotti e caramelle per tutti.

In questo mese abbiamo contattato il capo del nostro villaggio e l’assessore all’acqua per realizzare un pozzo a mano in un villaggio che da tempo lo richiedeva con insistenza. Dopo un attento sopralluogo, abbiamo deciso, in accordo con tutti i capi villaggio, per un’area molto povera dove il nuovo pozzo potrà servire tre villaggi consecutivi.

Abbiamo contattato una ditta per scavare il pozzo e speriamo nella rapida concretizzazione del nostro progetto.

Il nostro sentito grazie va ai nostri benefattori.

 Sabato 8 febbraio è il giorno della nostra santa "preferita": Santa Bakita, originaria del Sudan.

Mi piace salutarvi con questi suoi bellissimi versi:

Oh Signore, potessi io volare laggiù, presso la mia gente e predicare a tutti a gran voce la Tua bontà, oh, quante anime potrei conquistarti! Prime fra tutte la mia mamma, il mio papà, i miei fratelli, la mia sorella ancora schiava...  tutti i poveri negri dell’Africa… Fa’, oh Gesù, che anche loro ti conoscano e ti amino!”

A presto.

Don Filippo Perin

 

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