ORATORIO DON BOSCO - San Donà di Piave

Don Miele: 40 anni di Missione e un cuore giovane

del 11 dicembre 2021

Don Bepi ci mostra la povertà e i bisogni di tanti bambini. E' Natale! Cosa possiamo portar loro in dono?

 

Fianarantsoa - Madagascar, Natale 2021

Carissimi,

un saluto a tutti voi che seguite con interesse il lavoro di questa missione.

In questi due anni di isolamento forzato a causa della pandemia la situazione della gente è peggiorata: se prima si parlava di povertà ora si parla di miseria e di sopravvivenza.

E’ difficile dirlo, ma è la realtà che tocco con mano giorno dopo giorno e lo abbiamo constatato in modo tangibile a ogni incontro con i genitori che venivano iscrivere i loro bambini.

Più di 328 domande per il Centro di Formazione al Lavoro quando la capacità di accoglienza è di 50; quest’anno abbiamo allargato e abbiamo accolto 75 giovani. Quante lacrime di mamme che vedevano persa l’ultima occasione per fare imparare un mestiere al figlio.

La stessa cosa si è verificata per il progetto di reinserzione scolare: una ricerca fatta quartiere per quartiere dai nostri assistenti sociali e dalla Caritas parrocchiale per individuare le famiglie più povere; anche qui il numero è stato chiuso a 330 ragazzi ai quali diamo tutto il necessario per andare a scuola (quaderni, biro…, grembiule, retta scolastica) e un pasto al giorno. Ne avremmo dovuto accogliere il doppio o il triplo se avessimo guardato le situazioni famigliari, ma il limite è dato dalla logistica e dai mezzi finanziari a disposizione.  

La gente è stremata dalla fatica, dagli stenti, dalle preoccupazioni quotidiane, dalla mancanza di lavoro, dall’insufficienza di cibo, dal non potersi curare come si deve; gli adulti si adattano a piccoli lavori, giornalieri mal pagati, pur di aver qualcosa da portare a casa; i giovani e i ragazzi sono abbandonati a sestessi e imparano a procurarsi da soli il necessario con tutti i mezzi a loro disposizione entrando così nel giro delle bande per rubare, farsi agenti di droga, alcool o a prostituirsi (le ragazze in modo particolare).

Non bastassero le limitazioni del COVID19, quest’anno si è aggiunta la siccità, accompagnata da un calore opprimente: è già da tre anni che la pioggia non è sufficiente e la campagna non dà più i prodotti come prima. In questo periodo è desolante vedere le risaie secche con la terra spaccata da crepe enormi quando normalmente dovrebbero essere verdeggianti e pronte al primo raccolto.  Chi ha tentato di piantare il riso, ora si trova con steli senza spighe e deve attendere le piogge (che tardano ad arrivare) per farlo. La stessa cosa per il mais e altre coltivazioni.

La siccità colpisce anche per l’acqua da bere: il bacino fatto oltre ottant’anni fa per l’acqua potabile della città di Fianarantsoa (calcolato per 20.000 abitanti) ora è insufficiente sia perché gli abitanti sono circa 200.000, sia perché la pioggia è insufficiente.  L’Ente che si occupa dell’acqua ha messo nei quartieri della città dei grandi recipienti in plastica che riempiono con camion-cisterne che si riempiono dai fiumi (ridotti ormai a rigagnoli); chi vuole l’acqua pulita per bere deve rivolgersi a chi la trasporta in bidoni al prezzo di 1 € per 20 litri e sapendo che il salario della maggioranza degli operai è meno di 2 € per giorno saprete quanti la comprano.

Quest’anno abbiamo realizzato due progetti: una casa per i ragazzi di strada fu inaugurata in luglio scorso e i laboratori di produzione che verranno inaugurati il prossimo 17 dicembre.     

Nella casa dei ragazzi di strada sono già accolti quarantacinque ragazzi, accompagnati da due famiglie di animatori che vivono completamente con loro; tutti i ragazzi sono inseriti a scuola: parecchi sono all’alfabetizzazione altri frequentano le elementari e tre frequentano il nostro Centro di Formazione al Lavoro.  Il progetto per i ragazzi di strada è stato pensato in tre fasi: una casa, un’educazione e un lavoro. Le prime due fasi sono state raggiunte, manca la terza “un lavoro” che permetta loro di vivere e che diviene una sicurezza di vita e un’inserimento nella società pronti ad assumere le loro responsabilità ed impegno civico.  Nel recinto della loro casa abbiamo incominciato ad avviare dei piccoli lavori per autofinanziarsi come l’orto, allevamento di maiali, conigli e galline e ben presto anche una mucca da latte visto che proprio questa mattina ho ricevuto notizia che una signora di Torino mi ha mandato i soldi per comprarla, ci sono 1.000 m² di risaia da coltivare a riso, patate…. 

Abbiamo cominciato anche un’altra attività: quella del carbone ecologico; il carbone lo facciamo con ritagli di legno e truccioli della falegnameria, con rametti e arbusti raccolti nel bosco, con ogni genere di spazzatura essicata (come bucce di banane), con il fondo delle fornaci a carbone (piccoli resti e polvere destinati a rimaniere nel bosco), con le foglie, lo stelo e il tutolo del granoturco…

Il carbone viene polverizzato e mescolato, secondo percentuali consolidate, a polvere di manioca e argilla e poi confezionato in piccoli cilindretti come si fa con i salami.  Il carbone così fatto costa come l’altro carbone di legna, ma dà un calore più forte, dura di più, non sporca e non fa anidride carbonica; la gente se ne è accorta e viene a domandarlo. Stiamo aspettando che siano pronte le macchine (generosamente donate da amici) per fare una produzione più in grande.

La prossima settimana sarà una settimana piena di attività: venerdì, l’inaugurazione dei laboratori di produzione, sabato, il pranzo di Natale per 1.500 ragazzi più poveri provenienti dalle parrocchie della città e domenica, il ritiro in preparazione del Natale per i ragazzi e giovani dei villaggi dove i nostri giovani confratelli vanno a fare l’apostolato il sabato e la domenica (si arriverà anche qui a 1.500 presenze).

Non voglio lasciare passare sotto silenzio un avvenimento che mi riempie di gioia e di ringraziamento al Signore: il 17 dicembre celebrerò quarant’anni di vita missionaria.  La vita missionaria comporta molte difficoltà, sacrifici, lavoro, preoccupazioni…, ma è una vita piena di gioia. Se dovessi ritornare indietro, non cambierei per niente questa scelta di vita.

Ringraziate con me il Signore per tutte le grazie e la gioia che mi ha dato in questo periodo.

Siamo vicini al Natale: non ho doni da offrirvi, ma vi assicuro che vi ricordo nella preghiera perché il Signore ricompensi tutto quello che avete fatto per la missione. Alla messa di mezza notte o di Natale, ricordiamoci al Signore perché ci benedica e resti con noi in questo momento di comune trepidazione causata dal virus.

Vi abbraccio con affetto

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