ORATORIO DON BOSCO - San Donà di Piave

Don Loris Benvenuti lascia San Donà

del 28 agosto 2019

Ecco una breve intervista prima della sua partenza

Look informale, umorismo sottile, sguardo vivace e a volte sfuggente: tratti di una personalità magnetica e al tempo stesso discreta, capace di lasciar segno. Sandonatese di nascita, don Loris ha saputo farsi apprezzare per l’acume delle sue osservazioni e le doti di fine oratore. Indimenticabili le sue prediche cui bisognava tendere l’orecchio ma soprattutto allargare il cuore. Parole appena sussurrate frutto dell’arte troppo spesso dimenticata della concretezza e dell’essenzialità, studiate non per stupire ma per scuotere. 

Dopo tre anni di permanenza a San Donà, una nuova obbedienza lo porta ora a Mogliano. Desiderosi di scambiare con lui qualche ultima chiacchiera, lo raggiungiamo per una breve intervista:

 

Carissimo don Loris, grazie della tua disponibilità. In apertura di conversazione, vogliamo chiederti di ricordare ai nostri lettori quali incarichi hai rivestito in quest’ultimo periodo a San Donà.

I miei incarichi a San Donà sono stati, di fatto, delle collaborazioni: con don Lorenzo per quanto riguarda gli Ads, soprattutto per l’attività con i ragazzi delle medie, poi con i dirigenti e gli allenatori per quanto riguarda il Calcio don Bosco, e infine per quanto poteva servire. A questo si aggiungeva l’impegno presso lo Iusve per l’insegnamento, per alcune responsabilità all’interno del Dipartimento di pedagogia e per lo studio.

Ma la parola incarico è sempre parola complessa che spesso si risolve nella mansione, preferisco pensare che ognuno di noi è carico di responsabilità nei confronti delle persone e dei luoghi dove si trova ad agire, come d’altronde ognuno di noi è carico del proprio passato e della “fama” che necessariamente ci accompagnano. Insomma come se ognuno fosse un po’ come la Befana, carica di un sacco sulle spalle, con tante cose dentro. A volte utili, a volte meno, a volte apprezzate a volte meno, a volte capaci di metterle in circolo a volte meno… è un destino e una responsabilità comune quello di cui siamo in-caricati.

Che cosa ti porti via dell’esperienza sandonatese? Quali stimoli e gratificazioni hai ricevuto, quali percorsi hai condiviso? C’è un’esperienza particolarmente divertente che ora, a distanza di tempo, ami ricordare con un sorriso?

Sempre difficile fare bilanci, soprattutto nell’immediato. Per me poi è difficile pensare in termini di “gratificazione”, non per particolari virtù spirituali, ma per il mio essere fatto in un certo modo. Per me gratificante, se devo usare questo termine, significa poter provare ad estrarre da ciò che mi capita un senso; indipendentemente se le cose che capitano siano piacevoli o meno... è il senso che le rende preziose, al di là del fatto che possono averti fatto soffrire o gioire immediatamente. Io sono tornato a San Donà dopo più di trent’anni di assenza, più di metà della propria vita, e dopo alcuni anni particolari, e devo dire che non è stato semplice. Perché? Perché tornare in un posto che conoscevi molto bene, trent’anni e più fa però, e che ora è irrimediabilmente diverso. Rivedere persone e luoghi che non vedevi da molto tempo non è mai semplice, o almeno non lo è stato per me. È stato in certi momenti vivere come il “Visconte dimezzato” di Calvino, una specie di divisione interna fatta di ricordi e di presente, non sempre così facili da conciliare. Per il resto è stato come sempre si arriva in un posto: le cose, le relazioni, gli incarichi possono funzionare o meno, puoi capire o meno e/o essere capito o meno, fa parte della vita... e, come dicevo prima, gratificante è provare a trovare un senso anche a quelle cose che lì per lì sembrano non averlo.... Silvano Petrosino dice che nella vita di fronte all’altro (qualsiasi sia ciò che hai davanti: persona, situazione, ecc.) non hai che la possibilità di accogliere o di tentare di distruggere, io spero e prego di poter stare dentro nel primo atteggiamento.
Un episodio divertente? Posso raccontare un episodio che mi ha fatto sorridere, ma che forse non è tanto divertente, almeno per come possiamo intenderlo normalmente. Due anni fa tornando dalla stazione del treno dopo essere stato a Brescia, ho deciso di fare una strada diversa rispetto alle altre volte, così per cambiare... e ad un certo punto mi sono trovato nei pressi dell’Ospedale, dalla parte del Parco Europa, ho avuto come una intuizione, e le intuizioni le ho sempre considerate dei doni, mai il parto di chissà quale intelligenza... Quale intuizione? Una cosa semplice, mi sono reso conto che la mia vita, almeno per i primi vent’anni, era racchiusa, almeno per quanto riguarda lo spazio, in un cerchio con un diametro di un chilometro (ma è già essere esagerati). Davanti ai miei occhi, benché fosse un po’ tardi, c’era la mia scuola elementare, lo spazio che una volta era il campo di rugby e che poi per un buon periodo è diventato lo spazio dove giocavamo a calcio e per fare la porta bastavano due maglie. Nel raggio di qualche centinaio di metri casa mia, la Onor dove ho fatto le medie, l’Oratorio, le casette davanti al parco dove abitava la ragazzina che a 15 anni mi aveva fatto innamorare come può essere solo la prima volta, l’ospedale dove durante gli esami di maturità ero ricoverato, l’ospedale dove ho benedetto le salme dei miei genitori... potrei ovviamente continuare, ma quello che in fondo mi era chiaro è che in poche centinaia di metri si era svolta la maggior parte della mia vita, almeno fino ad un certa età... a quel punto ho sorriso, e pensavo a quelli che inseguono la vita nei viaggi, ad una mia collega di lavoro che “in Australia trovo quella pace che qui non trovo”, come se la vita, la felicità, il senso si debbano cercare e trovare sempre da un’altra parte... Mi divertiva pensare che la vita alla fine si svolge, si “spiega” in un fazzoletto di spazio, ma il valore di questa è un discorso diverso, una ricerca particolare... ed è certo che devi fare sempre tanta strada, ma non in auto e nemmeno in aereo, è la strada delle domande, dell’attesa, delle risposte che non sono mai quelle definitive e quelle giuste per sempre…

Quale sarà la tua prossima destinazione?

La mia prossima destinazione sarà a Mogliano Veneto dove credo che farò cose non particolarmente diverse da quelle fatte in questi ultimi tre anni.

Vuoi lasciare un saluto, un consiglio o una nota di speranza ai giovani ... e meno giovani... che hai incontrato in quello che è stato e rimarrà per sempre anche il “tuo Oratorio”?

Potrei ironicamente dire che la smettano di farsi tatuaggi e imparino a dire come Anna Magnani di fronte ad una truccatrice: “Non copra le rughe per favore, mi ci è voluta una vita per farle”. Una metafora per dire che non dobbiamo avere paura della vita e soprattutto di quello che ci riserva, è un posto prezioso per far diventare nostre le cose che ci capitano, anche se ci segnano, anzi proprio perché ci segnano. Penso e credo che avere fede oggi, avere fiducia, sia questo… non l’essere garantiti in ciò che abbiamo già stabilito e pianificato, quanto il camminare con buoni amici a fianco, e il Signore è un buon amico.

 

Grazie di vero cuore per essere stato tu stesso, per molti, un buon compagno di viaggio. Ti salutiamo con affetto garantendoti il nostro ricordo e il nostro supporto, anche nella preghiera.

Autore: Wally Perissinotto

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