ORATORIO DON BOSCO - San Donà di Piave

I bambini della Calle, al Centro don Bosco di Quito per le attività estive, accolgono gli ospiti italiani con costumi e danze etniche

Dagli spazi sconfinati dell’Argentina ai paesaggi variegati e incantevoli dell’Ecuador

del 02 agosto 2019

Secondo reportage narrativo di Giampietro Pettenon, presidente dell’associazione Don Bosco nel Mondo, con don Massimo e don Silvio sui passi dei primi salesiani in America Latina

Quante volte abbiamo sognato terre affascinanti e inospitali seguendo i racconti appassionati di don Giuseppe Ballin, per tanti anni fra gli indigeni del Chaco Paraguayo e quelli non meno fantasiosi di don Mario Del Rizzo, rimasto fino alla fine profondamente legato a quella propaggine frastagliata dell’Argentina, la Tierra del Fuego, che gli aveva catturato il cuore. 

Oggi, è l’ottima penna di Giampietro Pettenon a narrarci con sapiente equilibrio scorci di vita di un angolo di contenente sudamericano a molti sconosciuto, in grado però di interpellarci sulla nostra responsabilità di educatori attenti, capaci di farsi carico della felicità di ogni giovane, sull’esempio di don Bosco.

 

“L'Equador è uno dei più piccoli stati del Sud America, ma con una varietà di paesaggi e di climi che rappresentano tanti e diversi ambienti tipici di questa parte del pianeta. Ad oriente c'è la foresta amazzonica, al cento la cordigliera delle Ande e ad ovest la costa del Pacifico. L'arcipelago delle isole Galapagos, che ispirò Charles Darwin sulla teoria dell'evoluzione della specie, appartiene anch'esso all'Equador. La capitale Quito, sulle Ande a quota 2850 m - fondata dagli Inca - conserva un bellissimo centro storico di impianto coloniale ricco di chiese, conventi e palazzi nobiliari.

      

I salesiani sono presenti nel paese da più di cent'anni nelle grandi città, nelle zone periferiche abitate dai contadini - i campesinos - e nella foresta amazzonica dove ci sono le tribù indigene. Un grande missionario di questa terra, in odore di santità - ci spiega G. Pettenon - è stato padre Luigi Bolla, un sacerdote straordinario che ha scelto di condividere con quei popoli tradizioni e cultura, portando il Vangelo in forma originale e genuina.

Le opere salesiane in Equador sono un centinaio, davvero tante, animate da 22 comunità  religiose dei figli di Don Bosco. Le scuole sono diffuse e frequentate da migliaia di studenti e vanno dalla primaria all'università. Pensate che l'Università Politecnica Salesiana di Quito ha circa 26 mila studenti!

    

Una attività molto bella che abbiamo conosciuto in città, a servizio dei più ragazzi più poveri, è la fondazione "Proyecto Salesiano Equador" che da oltre quarant'anni assiste i ragazzi di strada, e i ragazzi in strada.

Abbiamo conosciuto la differenza fra i ragazzi "di" strada, che vivono sulla strada senza una famiglia e che accogliamo in strutture nello stile della casa-famiglia. Questi non sono più di un centinaio nelle differenti città dove siamo presenti. E i ragazzi "in" strada, che i genitori li hanno e vogliono loro bene. Sono però genitori poveri senza un lavoro fisso, che vivono di espedienti vendendo di tutto ai semafori, lungo la strada, nelle piazze delle città. Questi genitori sono costretti a tenere i ragazzi in strada, accanto a loro. Sono questi poveri bambini che i salesiani avvicinano e assistono, offrendo loro ambienti educativi dove stare, studiare, giocare e crescere sani, evitando i pericoli che la vita su un marciapiede comporta. I ragazzi in strada che seguiamo sono più di 2.500 in sette città dell'Equador.

Ci hanno accolto con canti e balli tradizionali, ci hanno dato in dono un piccolo portapenne fatto con le loro mani. Ci hanno donato il sorriso e la gioia di vivere che solo i bambini sanno esprimere così pienamente anche se non hanno quasi nulla, ma sono ricchi dell'amore di genitori ed educatori che vogliono loro bene.

Ad un bambino più mancare quasi tutto, ma quando ha da mangiare ed è circondato dall'affetto e dall'amorevolezza tipica del sistema preventivo di Don Bosco, cresce bene anche "in" strada."

    

     a cura di Wally Perissinotto

 

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