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Chi non ama la giostra dell'Oratorio?

del 17 novembre 2018

La giostra, regina del cortile, rimane la memoria più condivisa dell’Oratorio

 

Capita, anche a chi frequenta da tempo l’oratorio, di essere catturato dalla vivacità del cortile dove “il protagonismo di ogni giovane può esprimersi ed essere costruttivo”. Regina incontrastata di questo spazio organizzato è la giostra, che rimane la memoria più condivisa dell’Oratorio!”. 

Seduto sul muretto, un uomo dai capelli candidi e diradati, mosso dalla nostalgia, chiude per un momento gli occhi e recupera le immagini legate alla sua infanzia. Ai margini del cortile privo di ogni recinzione intravvede la prima giostra, l’altalena, presa d’assalto da una marea di ragazzi dai vestiti sdruciti. 

“Oh, el biscoeo..l!” . Nessuno dei ragazzi di allora l’ha mai chiamato diversamente! I rumori che la memoria gli restituisce sono forti, le voci concitate, il linguaggio grezzo ma carico di entusiasmo. E rivede i voli di quel seggiolino agganciato con due fili di catena alla semplice struttura di legno: quattro pali un po’ traballanti alla portata delle tasche vuote dei primi Salesiani. La sua memoria, ancora vivace per i ricordi più lontani, fotografa l’arrivo della giostrina tranquilla e più sicura che ancor oggi domina il cortile. Ma quel sedile ottagonale che doveva accogliere 50 bambini per volta, è costretto a sopportare pesi ben maggiori. Non pochi si avventurano fin sopra la struttura metallica.

E poi, un nuovo batter di ciglia fa comparire la giostra a catene, più rude e pericolosa, posta vicino alla chiesa di fresca costruzione. “Quanti graffi e quante botte sul palo di sostegno, quante cadute e quanti voli su quegli anelli di ferro in cui infilavamo le gambe per lasciarci trasportare nell’entusiasmo di girare a forte velocità”. Un intreccio di catene, a volte, che lanciava il ragazzo più esterno paurosamente in alto, fin quasi a raggiungere la cima del palo. Un mondo colonizzato\ da soli maschi, bramosi di sfidarsi e dar inizio alla competizione. 

Solo un giro di giostra sembra separare le esperienze appassionate delle diverse generazioni” e ci si ritrova nell’oggi animato e pieno di colore.

La giostrina dalla chiara impronta di don Bosco (uscita dalle scuole professionali di Torino) è ancora più bella d’un tempo, ora che il recente maquillage le ha regalato un nuovo tocco di giovinezza. Il sorriso sornione di Gianni (che tutti conosciamo come el Bisat), che spia le reazioni della gente al di là della rete del campo, nasconde l’orgoglio di un lavoro ben fatto. Povera giostra, divelta più volte nel corso del tempo per permettere i lavori di asfaltatura, ma sempre assicurata alle mani abili di qualcuno. E così fotogrammi veloci restituiscono le immagini non troppo lontane del coadiutore Domenico Venier che leviga i sedili, sostituisce le parti consunte, dà tono al metallo vestendolo di colore.

Diventata il simbolo dell’Oratorio, la giostra ci ricorda che non basta starsene seduti e lasciarsi trasportare continuando, magari, a messaggiare indisturbati. Per godere veramente abbiamo bisogno che qualcun altro entri nel gioco e ci spinga. E’ questa forza propulsiva che genera velocità ed innesca il divertimento, ed è questa interazione che rompe l’isolamento, allarga il cuore e dà senso alla vita di giovani e adulti. 

(il virgolettato è di don Enrico Peretti)

Autore: Wally Perissinotto

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