ORATORIO DON BOSCO - San Donà di Piave

Buoni Cristiani e Onesti Cittadini: spunti dalla STRENNA del successore di Don Bosco

del 23 febbraio 2020

Cosa significa essere “Buoni Cristiani nel 2020? In un contesto completamente diverso da quello del Padre, Maestro e Amico dei giovani, alcune attualizzazioni e qualche traccia per la riflessione personale.

La Strenna 2020 mette al centro del suo programma l’esortazione di don Bosco ad essere “Buoni cristiani e onesti cittadini”. In un mondo profondamente mutato, il messaggio del Rettor Maggiore ci sfida ad essere educatori attenti e testimoni attendibili (“I giovani ci possono perdonare molti errori però ci chiedono di essere coerenti, credibili, e impegnati a favore degli altri”), in modo da dare vitalità all’eredità spirituale di don Bosco.

Per favorire la comprensione di un testo tanto ricco e complesso, scindiamo il binomio proposto (Buoni cristiani e onesti cittadini) estrapolando da ciascun punto solo i passaggi più significativi e rimandando al testo integrale per gli eventuali approfondimenti personali. Perché lo Spirito opera in ciascuno in modo esclusivo, originale e creativo… 

Le domande suggerite al termine di ogni paragrafo hanno, pertanto, solo lo scopo di suscitare inquietudine, di alimentare la nostra riflessione spingendoci a formulare nuovi interrogativi capaci di rimetterci in gioco.

 

1.1 BUONI CRISTIANI Vivendo nella Fede nel Signore e con la guida dello Spirito..

Se si ritorna alle nostre origini, quando era don Bosco alla fine di dicembre ad offrire con messaggi personalizzati la Strenna per il nuovo anno ai ragazzi e ai primi Salesiani, si coglie come “vivere nella fede” fosse quanto di più prezioso e naturale il primo Oratorio avesse da offrire. Era lo specchio di una realtà di vita dove i primi Salesiani, le mamme dell’Oratorio, i laici che aiutavano e i giovani, formavano una vera famiglia nella stessa casa. Era una scuola di santità reciproca, un crescere insieme nella fede. “Vivere nella fede” è anche oggi il dono più prezioso che possiamo scambiarci, qualunque sia il nostro stato di vita, età, vocazione e anche religione. 

Il Sinodo sui Giovani ci ha mostrato con disarmante chiarezza che ciò che le nuove generazioni si attendono è di trovare “testimoni luminosi e coerenti”. Non dimentichiamoci però che la fede non è il risultato di grandi abilità personali e ferrea forza di volontà. Qualsiasi contributo nostro, che pure entra a far parte del dialogo tra grazia e libertà, non si colloca mai al di fuori dell’amore preveniente di Dio.

- Chi mi ha testimoniato, con la sua vita, una fede concreta e contagiosa? Quali ostacoli mi impediscono di essere un testimone luminoso e coerente?

1.2. BUONI CRISTIANI vivendo nell’Ascolto del Dio che ci parla. 

“Non c’è dono più grande che tu possa offrire ad un’altra persona di una perfetta attenzione.”

L’ascolto, quello vero, ha radici che si protendono verso l’alto. C’è una parola che da sempre si distingue tra tutte le altre, attraverso cui Lui ci parla: la Sacra Scrittura. Essa non si impone, ma è tanto più potente quanto è grande la sintonia del nostro cuore con Dio e la familiarità con il silenzio che veicola la sua voce. L’ascolto di Dio che ci parla richiede però quotidiano esercizio, come fa un artista o un atleta nella specialità in cui eccelle. 

- Riesco a ritagliare uno spazio settimanale per leggere la Sacra Scrittura e mettermi in ascolto della Sua Parola? So ascoltare chi mi sta accanto senza fretta, senza giudizio, con apertura di cuore?

1.3. BUONI CRISTIANI con il bisogno di Evangelizzare e offrire il primo annuncio e la catechesi “Questa società nel suo principio era un semplice catechismo” (MB IX, 61). 

Don Bosco non si è mai tirato indietro di fronte alle sfide più crude della povertà, iniziando dalle prigioni di Torino. È sorprendente la modernità di questo approccio pastorale, che sa camminare al fianco di ogni giovane, anche i più provati, e trovare proprio là il terreno buono per il seme del Vangelo. Le generazioni delle reti sociali sono in attesa di qualcuno che sia capace di portare loro per la prima volta la luce e la forza del Vangelo, parlando la loro lingua e sintonizzandosi sulle loro frequenze. 

“Chi manderò? Chi andrà per noi?” (Is 6,8) Queste antiche parole di Isaia non potrebbero risultare più moderne se le pensiamo rivolte a noi, Famiglia Salesiana, che per carisma, per dono dello Spirito, siamo nati per essere specialisti dell’incontro con i giovani. 

Attenzione però a non confondere il primo annuncio con qualcosa di minimo, di riduttivo, di così “innocuo” da non lasciare quasi traccia o segno di sé e semplice non significa affatto superficiale. Qui sta il genio di Don Bosco: insieme coi suoi giovani non teme di puntare dritto alla santità!

Come agli inizi dell’Oratorio di Valdocco, la crescita nella fede può avvenire solo insieme: più è intenso il cammino spirituale di chi accompagna, più lo sarà anche quello dei giovani e della gente, che, ‘più per osmosi che per processi logici’, tenderà a seguirne le orme. Sarà a sua volta il cammino del suo popolo che spingerà chi fa da pastore a crescere sempre di più, a farsi più vicino alla sorgente per rispondere alla sete di chi gli chiede, spesso senza parole, di fargli incontrare il Signore. 

- Sento rivolta a me la domanda: “Chi manderò?” Riesco a far tesoro degli insegnamenti che mi sono offerti e ad essere a mia volta da stimolo per la crescita di chi mi guida?

1.4. BUONI CRISTIANI vivendo una vera spiritualità salesiana 

Quando non riusciamo a vivere in modo integrato la missione e la spiritualità, molto probabilmente busseranno alla nostra porta la stanchezza e la confusione o il nostro accontentarci di “intrattenere” gli altri con le nostre attività, senza arrivare a ‘toccare’ nel profondo la vita di ciascuno.

Ricordiamo come Don Bosco, negli ultimi anni della sua vita, vide anche lui che nell’Oratorio di Valdocco si era perso il primo amore. Perciò da Roma scrisse una lettera ai giovani e ai Salesiani dell’Oratorio dove metteva a confronto la vita e la gioia dei primi anni con la crisi che si stava vivendo. Per curare la stanchezza, bisognava tornare al primo amore, animati dalla passione di raggiungere quanti più giovani possibili.

Il desiderio di spiritualità può essere la porta di ingresso verso la vita cristiana per quanti sono in ricerca. In alcuni giovani - sottolinea il Papa - riconosciamo un sogno di fraternità, la voglia di offrire qualcosa al mondo, una ricerca di armonia con la natura, un profondo desiderio di una vita diversa. Lo sguardo di Dio Padre è capace di valorizzare e alimentare i germi di bene seminati nel cuore dei giovani. In questo sguardo riconosciamo lo stile e il modo in cui il nostro amato padre Don Bosco si avvicinava e accompagnava i suoi ragazzi. 

La Spiritualità salesiana, con le sue peculiarità (una spiritualità del quotidiano, della gioia e dell’ottimismo, dell’amicizia e della relazione personale con Gesù, di comunione ecclesiale, una spiritualità mariana e del servizio responsabile) può fungere da stimolo, da luce e da incoraggiamento.

- So cogliere in chi mi sta accanto i punti di bene su cui far leva per incoraggiare e guidare verso il bene?

1.5. BUONI CRISTIANI di fronte alla sfida degli ambienti non cristiani, post-credenti o post- cristiani 

Viviamo in un mondo dove incontriamo non solo giovani credenti, ma anche giovani che si stanno allontanando dalla fede, giovani che professano altre confessioni religiose e giovani che non ne professano nessuna. 

Dove ci invia Gesù? Da chi ci invia? Ci invia a tutti, dal momento che per il Vangelo non ci sono limiti né frontiere. È per questo che la missione è tanto stimolante quanto esigente. Ma occorre trovare il modo per veicolare l’annuncio cristiano in circostanze culturali mutate. 

La nostra proposta non può dunque essere rivolta soltanto ai giovani e gli adulti più pronti, né per contro, trasformarsi in un miscuglio di proposte prese in prestito da diverse visioni del mondo. 

Nei contesti non cristiani o post cristiani dobbiamo innanzitutto cercare spazi e luoghi di intesa e collaborazione (il valore della dignità umana, la ricerca della pace, il rispetto per l’altro, lo straniero, il diverso; la cura del Creato, l’ecologia...) ed aprirci al dialogo sforzandoci di comprendere l’esperienza che l’altro vive. Dobbiamo vivere il valore della testimonianza basato sulla coerenza, l’impegno, la credibilità. La nostra proposta, infine, non deve mai prescindere dall’annuncio del Vangelo. Un annuncio privo di proselitismo, caratterizzato da prossimità e vicinanza. 

- Riesco a testimoniare la mia fede, nel rispetto di chi ha credi diversi, senza annacquarne il messaggio del Vangelo?

1.6. BUONI CRISTIANI decentrati da sé stessi 

Il Santo Padre pone la missione al centro dell’esistenza. L’incontro con Dio, infatti, ha la forza di tirarci fuori da sé stessi per andare verso gli altri. Una persona attenta agli altri è una persona capace di sguardo compassionevole. Una persona aperta agli altri è capace di riconoscere il dono ricevuto e di mettere i propri talenti a servizio degli altri. 

Questo ci invita a passare dall’ ‘io’ all’’Eccomi’. In questo balzo di qualità sta l’essenza di ogni vocazione!

- Il mio servizio trova radici in Dio o risponde solo al bisogno di gratificazione? Sento la responsabilità di sviluppare e mettere a disposizione tutti i miei talenti con generosità e amore?

 

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