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Autobus Africani

del 30 aprile 2018

Una lettera di don Filippo Perin, missionario a Pugnido, in Etiopia, che ci racconta una sua avventura in un autobus...

Carissimi amici come state? Spero bene, voi aspettate la primavera e l'estate e noi aspettiamo l'inverno, la stagione delle piogge, anche se qualche temporale l'ha già fatto e ci ha un po' rinfrescati.

È dal 31 marzo che è stato nominato il nuovo Primo ministro, Abiy Ahmed, e la situazione in tutto il paese si è subito riappacificata, ha già fatto bei discorsi e tante promesse che speriamo realizzi. Le nostre attività della missione sono a pieno ritmo, i tantissimi bambini dell'asilo, i giovani dalla foresta presenti nel nostro convitto, l'Oratorio pomeridiano con una moltitudine di ragazzi e ragazze, le attività della parrocchia, la visita alle cappelle attorno a Pugnido e nei Campi Profughi.

Oltre a queste attività abbiamo l'incontro quotidiano con chi è in difficoltà, una mamma che chiede del latte per il suo bambino piccolo perché non ne ha del suo, una donna che chiede cibo oppure di poter riparare la propria capanna se non di costruirne una nuova perché quella in cui vive ora è distrutta, un papà o una mamma che chiedono dei soldi per comprare quelle poche medicine che ci sono nel villaggio per il proprio figlio ammalato o che chiedono un vestito, qualcuno che chiede di poter lavorare, altri che si spostano in alcuni villaggi dove hanno trovato l’oro per cercar fortuna, amici più vicini a noi che chiedono un aiuto per poter risolvere qualche problema familiare, il marito che beve, la moglie è andata fuori di testa, i figli che prendono già qualche "droga locale"... e ancora tante altre necessità... eccoci invece con qualche avventura in autobus.

Ultimamente ho deciso di prendere l'autobus che da Pugnido porta a Gambella. Ecco cosa succede di solito... Sveglia al mattino alle 4.40, preparo lo zaino e faccio un po' di colazione, verso le 5.10, Kiro e io, ci incamminiamo verso la stazione degli autobus, in lingua locale "mannaria". Buio assoluto, solo la nostra missione e l'ospedale hanno la luce di notte, per cui con la sola luce del cellulare facciamo 20 minuti a piedi, anch'io adesso sembro un anuak, più nero di così non si può nel buio. Arriviamo alla stazione, un pezzo di prato recintato, piano piano arriva altra gente, si comincia a scambiare qualche parola. Dopo un po' arriva un tipo che vende i numeri dall'1 al 50, l'ordine di salita nell'autobus, piccola ressa, ci pensa Kiro che conosce il tipo, abbiamo il 5 e il 6, e poi si aspetta l'autobus, che di solito non è lì, ma parcheggiano davanti alla piccola stazione della polizia che c'è nel villaggio, e ci dormono pure dentro per paura di non trovarlo più alla mattina, eccolo finalmente arriva alle 6.30. In ritardo perché l'autista non si svegliava. Si accorgono di me, l'unico bianco che prende l'autobus, mi chiedono come mai sono lì, ho rotto la macchina??? Comunque mi fanno salire per primo, per fortuna, poi cominciano a chiamare i numeri ma dopo il 2 e il 3 non servono più, 40 persone si gettano verso l'autobus, entrano per le porte, per i finestrini, gettano dentro le borse per prendere il posto a sedere... incredibile... nell'autobus non c'è un numero limite, quanti entrano entrano, ti puoi sedere dove vuoi, in quanti vuoi nei sedili, insomma nessuna regola. I bagagli te li porti con te, così dentro entrano oltre che a borse e sacchetti vari anche sedie di plastica, sacchi di cibo, galline e altri animali non ben identificati, contenitori per olio, acqua... Verso le 6.45 quando siamo tutti sistemati, passa un ragazzo a ritirare i soldi del biglietto e quando tutti hanno pagato si parte. Appena fuori la stazione una mancia da parte dell'autista al capostazione, ad un poliziotto e infine all'autorità locale del trasporto, così si può partire verso le 7, un po’ in ritardo, ma anche no, qui nessuno ha l'orologio. Si va a 20/30 all'ora perché la strada ha tante di quelle buche e molto profonde, che è impossibile andare più veloce. Dopo un'oretta si sente uno scoppio: abbiamo bucato una gomma di dietro. Ci fermiamo, scendiamo tutti, tappa bagno e poi ci accorgiamo che l'autobus non ha la ruota di scorta ... Incredibile. Stiamo fermi per una buona mezz'ora in mezzo alla foresta, senza campo per il telefono, e poi compare un altro autobus, il secondo che da Pugnido va a Gambella, ma è già tutto pieno come il nostro. Si ferma, carica la ruota bucata per portarla ad Abobo ad aggiustarla e mentre la caricano mi faccio coraggio e chiedo di passare sul secondo autobus, gli dico che sono l'unico bianco e che ho un appuntamento, si mettono a ridere ma alla fine mi fanno salire, in piedi, in mezzo insieme ad altri, tocco il tetto con la testa, e si riparte. Arriviamo ad Abobo per le 10.30, abbiamo fatto solo 70 km, ne mancano 50 a Gambella, facciamo una sosta, ci riprendiamo e poi via di nuovo verso Gambella dove arriviamo verso le 12, sopravvissuti.Vi lascio immaginare il viaggio di ritorno... Un saluto a tutti, e ricordateci insieme alla nostra gente. A presto, abba Filippo

 

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via XIII Martiri, 86
30027 San Donà di Piave (VE)
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