ORATORIO DON BOSCO - San Donà di Piave

Amici fedeli di don Bosco

del 23 novembre 2020

Nel secondo anniversario della scomparsa di don Mario, ricordiamo quanti hanno saputo conservare, nella quotidiana semplicità, la gioia dell’Oratorio delle origini.

 

Mai come oggi, abbiamo bisogno di riscoprire la nostra storia. Non per ripiegarci in modo nostalgico sul passato, ma per riempire di vitalità un presente carico di incertezza. Sono tante le piccole storie che meritano di essere recuperate e che ci aiutano a percepire in modo più chiaro il nostro legame con l’Oratorio e con don Bosco.

Don Mario Del Rizzo lo sapeva bene...  Per questo era solito raccogliere attorno a sé quanti, nel tempo, avevano assaporato la gioia del cortile. Con loro, e non solo, amava condividere il piacere della buona tavola, della Parola seminata con semplicità, della memoria che “deve continuare ad essere esperienza viva”. Non li chiamava Ex Allievi (di fatto molti non lo erano) ma “Amici di don Bosco”. Qualcuno di questi, condivide oggi con lui altri cortili… 

Le loro piccole storie riflettono amicizia, fedeltà, impegno spontaneo e concreto. Fra le tante, ne recupero due. Solo qualche pennellata veloce per rendere omaggio a chi ci ha lasciato di recente…

La prima mette in luce la figura gentile e riservata di Ferruccio Dotta, il fotografo di via Garibaldi. Della sua creatività, messa a servizio dell’ambiente educativo che aveva segnato la sua infanzia, ci rimane qualche scatto e qualche bastone di legno intagliato con maestria durante “le vacanze con don Bosco”, e che era solito donare all’oratorio per la tradizionale pesca di beneficenza

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Di Dino Levada ricordiamo la sonora risata, la presenza assidua e carica di entusiasmo…

I suoi ricordi ci riportano al cortile degli anni Trenta, rendendolo straordinariamente reale… 

Se chiudo gli occhi e riascolto la sua voce dal timbro vivace, riesco quasi a percepire, nel procedere del racconto, il passo di don Zaio, lo vedo fermarsi davanti al portone per salutare i ragazzi che entrano con gli zoccoli sulle spalle, sento la sua voce mentre li sollecita a raccontare e raccontarsi: “Dimmi tutto mostriciattolo”. 

Commossa, posso anche fermare lo sguardo sui gusci frantumati di nocciola che l’anziano sacerdote estrae dalla tasca della veste logora, a testimonianza del miracolo di don Bosco cui aveva assistito da ragazzo.

Don Zaio, cui tutti riconoscevano doti di umiltà e bontà particolari,  aveva terminato proprio nel nostro Oratorio il suo cammino terreno, assistito dai confratelli e da qualche brava  donna, tenendo fra le mani fino alla fine il crocifisso che gli aveva regalato il Santo.

Un prezioso reperto di cui purtroppo si sono perse le tracce…

Piccole perle di memoria collezionate nel tempo, nella confidente complicità di colloqui strappati in ogni occasione. Ricordi archiviati, che dovrebbero forse diventare patrimonio anche dei più giovani! Perché, ne era convinto don Mario, la conoscenza aiuta a dare profondità e respiro al nostro cuore salesiano.

Wally Perissinotto

 

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