ORATORIO DON BOSCO - San Donà di Piave

Alla luce del Maestro

del 25 marzo 2019

Guidati dall’esortazione Gaudete et exultate, scelta come cammino formativo, il gruppo CAIO riflette sul tema delle Beatitudini.

Nella nostra riflessione sulla santità, guidati dall’esortazione Gaudete et exultate  che quest’anno abbiamo scelto nel nostro cammino formativo come gruppo CAIO, siamo incappati nel capitolo sulle Beatitudini ( Mt 5, 3-12; Lc 6,20-23).

Per sottolinearne l’importanza,  il Papa precisa sin da subito che esse sono come la carta d’identità del cristiano, in esse si delinea il volto del Maestro e allora la parola Beato diviene sinonimo di Santo.

La nostra riflessione, inizialmente personale e poi guidata da don Jean, ci ha permesso di capirne più a fondo il senso e la possibilità di viverle. Non si tratta certo di leggi  (altre leggi!) a cui obbedire per rincorrere  o guadagnare la santità! Il Papa le definisce come la legge degli uomini liberi, nel senso in cui rispondono al desiderio di assomigliare a Gesù.

La prima riflessione scaturita dalla lettura è il senso di inadeguatezza che ci assale: l’asticella è troppo alta, non ci arriveremo mai! Non ci sentiamo capaci di essere puri di cuore, misericordiosi, poveri in spirito… Tutto ci pare troppo difficile. Eppure il Papa ci consegna questo testo proprio per farci volare alto, per superare l’asticella.

Quando Gesù  formula il suo discorso sulle Beatitudini è perché “vedendo le folle, salì sul monte”: vede una folla di persone che ha bisogno di un punto di riferimento, una risposta ai suoi problemi, vede persone povere, miti, desiderose di vivere in pace, assetate di giustizia, perseguitate… è a loro che parla, a loro svela il cuore del Padre. Gesù ci vede così come siamo, al punto in cui siamo, ci viene incontro e ci prende per quello che siamo.

Ogni beatitudine mostra una situazione di partenza e ne annuncia il compimento:

Beati

Una condizione: situazioni che per il mondo sono da allontanare ma che sono la strada scelta da Dio per portarci nel suo mondo. 

Perché a loro appartiene il regno: è la ragione per cui sono Beati: solo lo Spirito può farci capire quello che Dio ci offre

La gioia dell’essere beati non è passeggera, il beato sa cogliere la presenza di Dio nell’attimo presente, vive l’opportunità che la vita offre, entra nelle situazioni, anche le più difficili, per viverle con responsabilità, con giusta coscienza. Opportunità che spesso non vediamo… In ogni beatitudine riconosciamo quello che la vita ci riserva o ci chiede: non c’è merito, si tratta di condizioni, situazioni in cui ci viene chiesto di vivere conformandoci a Gesù, nella certezza che Dio predilige chi si trova in situazioni come la nostra. Non si tratta però di vivere con passività queste condizioni, non c’è passiva rassegnazione nelle beatitudini. Ogni volta che ci si presenta una situazione dolorosa, difficile da accettare, dovremmo alzare lo sguardo al Crocifisso ed avere fiducia nel Padre: Lui di certo interverrà. Seguire Cristo può sembrare una scelta perdente: è morto sulla Croce!! Ma poi ha vinto la morte, è risorto: questa deve essere la ragione della nostra gioia. Le beatitudini allora rappresentano allora il nostro presente, la nostra vita con tutte le sue difficoltà, preoccupazioni, dolori, che più che allontanati devono essere abbracciati: il  peso da portare, la fragilità che ci caratterizza sono l’opportunità di somigliare a Cristo, di legare la nostra vita a quella di Gesù.

Per vivere al meglio le beatitudini, soprattutto quando siamo sconfortati, ci serve un volano, un sostegno: la preghiera, la meditazione, alcuni punti fermi nella nostra vita (l’incontro con la Parola, la partecipazione ai sacramenti, la vita comunitaria) che ci permettano di far la volontà del Padre là dove siamo stati chiamati.

Tra le beatitudini che sono state oggetto di riflessione, ci ha davvero dato molto da pensare “ Beati i poveri in Spirito, perché di essi è il regno dei cieli”. In direzione diametralmente opposta a quanto ci propone la società odierna, che punta tutto sull’autosufficienza, sull’autonomia, senza tener conto che la conseguenza è a solitudine, Gesù trova beati i poveri! Poveri di beni materiali, come quelli a cui si rivolge Luca, che in Cristo possono trovare una somiglianza, poveri a cui non mancava il necessario quelli a cui si rivolge Matteo, ma che non devono perdere di vista l’essenziale: come creature dipendono radicalmente dal Creatore.

La beatitudine parla allora di chi è pienamente consapevole della totale dipendenza dal Creatore: siamo incompleti per natura, le nostre povertà, materiali e spirituali, ci mettono a disagio. Accettare i propri limiti personali è accettare di aver bisogno di qualcuno, essere mendicanti. Chi prende sul serio la verità della propria esistenza, riconosce che tutto ciò che è nelle mani dell’uomo è un dono, di cui siamo amministratori. 

Ancora una volta la nostra parte più debole, i nostri limiti sono la porta per il regno dei cieli.

 

Autore: Ester Virdis

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