ORATORIO DON BOSCO - San Donà di Piave

A tu per tu con Giampietro Pettenon

del 14 marzo 2018

Parte la nuova rubrica della Sezione Storia ”A tu per tu con…”: un ciclo di interviste che si apre con la presentazione di alcuni direttori che, negli anni, si sono succeduti alla guida del Centro di Formazione Professionale svelando dettagli della loro storia e del loro impegno. 

Il lavoro, nato dalla volontà di creare un filo diretto tra la storia di oggi e quella di ieri, è un’opportunità per guardare con occhi più interessati all’ambiente educativo che ha fatto da sfondo o che fa tuttora da sfondo alla nostra vita. 

Il primo affascinante faccia a faccia è con Giampietro Pettenon, salesiano coadiutore che molti ricordano per il sorriso aperto, l’eleganza dei modi, la competenza messa generosamente a servizio sia in ambito educativo che professionale.

 

Bentrovato, Giampietro! Le pagine patinate dei giornali, come la rete, ci rimandano spesso la tua immagine. Ti chiediamo comunque di presentarti: chi sei? Quali tappe ti hanno portato a ricoprire il ruolo di “testimone del sogno di don Bosco nel mondo”?

Mi chiamo Giampietro Pettenon, ho 53 anni e sono salesiano coadiutore da 33 anni. Nella mia vita salesiana mi sono sempre occupato della gestione economica delle opere salesiane, vista anche la mia formazione specifica in ambito gestionale ed amministrativo. Ma non ho sempre e solo fatto l’economo, infatti accanto a questo compito ne ho sempre svolto anche uno di carattere educativo: ho fatto anche l’assistente in convitto a Venezia, l’animatore in oratorio a Mogliano Veneto, l’insegnante nella formazione professionale San Donà di Piave e nella scuola superiore a Mestre, il direttore del CFP di San Donà, l’insegnante universitario allo IUSVE di Venezia ed ora, da settembre 2014, il Direttore della Procura Missionaria a Torino.

 

Cosa ti ha spinto a lasciare la scrivania e a metterti in viaggio? Credi sia possibile mantener vivo lo spirito di don Bosco anche nell’Europa secolarizzata di oggi?

Il mio attuale compito a Torino-Valdocco, che è la casa madre della Congregazione Salesiana, è quello di raccogliere fondi dai benefattori presenti in Italia, a favore delle missioni salesiane sparse in gran parte dei Paesi in via di sviluppo. E’ proprio conseguenza di questo mio compito, quello di viaggiare per incontrare personalmente i salesiani che operano in prima linea sul fronte della missione, in quei paesi dove più difficile è la vita, per cause politiche, economiche e sociali. Raccolgo bisogni ed emergenze e le presento ai possibili benefattori, non vergognandomi di chiedere un aiuto, perchè andrà a beneficio dei più bisognosi, come ha sempre fatto Don Bosco. Lui la chiamava Provvidenza e noi, sulle orme del nostro padre fondatore, continuiamo a tendere la mano per aiutare i più poveri. Non solo credo sia possibile mantenere lo spirito di Don Bosco nella nostra cara vecchia Europa, ma penso che che ce ne sia un urgente bisogno, molto più che in tanti altri paesi del mondo. Questo proprio perchè la secolarizzazione e il benessere, paiono mettere da parte Dio e la dimensione religiosa. I giovani che incontro in tante parti del mondo sono naturalmente aperti al trascendente, non c’è bisogno di fare uno sforzo per portarli a Dio. Hanno invece bisogno che quel Dio che noi annunciamo si renda manifesto con una vicinanza molto materiale fatta di cibo, istruzione, educazione…. Da noi invece i giovani non hanno bisogno di beni materiali o di istruzione. Grazie a Dio questi bisogni primari sono soddisfatti in maniera soddisfacente dalla famiglia e dalla società. Hanno invece una grande fame di senso da dare al proprio vivere quotidiano. E lo spirito salesiano sembra proprio fatto apposta per loro, in ogni tempo ed in ogni dove.

 

Quali ricordi conservi nel tuo cuore del periodo trascorso a San Donà?

Dei cinque anni a San Donà conservo un bellissimo ricordo, davvero! E’ stato il periodo della maturità umana e salesiana, che mi ha rinforzato nella vocazione e nell’apertura agli altri in modo straordinario. Accanto alla gestione economica e amministrativa della casa salesiana molto variegata nel fronte pastorale, essere insegnante e poi direttore del CFP mi ha portato ad una responsabilità quotidiana e continua con le centinaia di ragazzi che lo frequentano. Ragazzi semplici ma autentici. Caratteristiche che dovrebbero caratterizzare la vita di ognuno di noi: la semplicità e l’autenticità.

 

 Forte dell’esperienza e dell’impegno portato avanti su vari fronti, potresti ancor oggi definire l’oratorio di San Donà il “Più bello del mondo” o comunque un oratorio capace di conservare la freschezza e la giocosità di Valdocco, di coltivare le speranze di don Bosco?

L’oratorio di San Donà, voi sandonatesi lo definite il più bello del mondo, e ne avete pienamente ragione dal vostro punto di vista, perchè è un luogo davvero bello e significativo per tutti i giovani della città e del territorio del Basso Piave. Devo però riconoscere che in tante parti del mondo ci sono oratori e opere salesiane che sono le più belle del mondo, perchè rispondono ad un bisogno reale e vivo dei giovani di quel territorio. Proprio in questi giorni ho visitato il Venezuela ed ho incontrato una scuola agricola in cui si respira un clima familiare autentico. Una esperienza toccante è stato l’incontro con i duecento ragazzi che lo frequentano e che ci vivono, venendo da tutte le parti del paese, per dieci mesi all’anno; a contatto con la natura e con una comunità salesiana molto bella.

Tornando all’oratorio di San Donà, credo che finché saprà essere un punto di riferimento per i giovani, offrendo una proposta autenticamente cristiana nelle modalità e con lo stile dei nostri giorni, continuerà ad essere il "più bello del mondo sandonatese”. Ed è quello che auguro possa continuare per sempre!

 

Grazie Giampietro per il tempo che ci hai offerto e per l'affetto che ti lega al nostro Oratorio. Ti assicuriamo che è ricambiato. Porta il nostro abbraccio a tutti i ragazzi che incontri.

Autore: Wally Perissinotto

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